Mission impossible per la Livni: evitare il voto in Israele

Hamas ha fatto un commento davvero speciale alla designazione di Tzipi Livni: per noi sono tutti uguali, però lei è peggio perché è una donna, quindi vorrà strafare. In realtà Tzipi Livni ha un carattere guardingo e riflessivo. E poiché, nonostante gli exit poll gonfiate della nottata, ha avuto soltanto un punto percentuale in più, cioè 431 voti, del suo avversario Shaul Mofaz, sta di certo soppesando il futuro con occhio realistico, e lo vede non facile.
Livni ha un “plus” fantastico: marcia sulle orme sensibili della storia dietro Golda Meyer, primo presidente donna nel 1969, e si unisce, alta, bionda, colta, cinquantenne, al bel treno della storia su cui viaggiano Angela Merkel, Condi Rice, Sarah Palin, Hillary Clinton. Ma in fondo sa che il mondo guarderà a lei con grande aspettativa e si farà una domanda: riuscirà a mandare avanti il rapporto col mondo arabo sulla strada della pace? Come ministro degli Esteri è stata al fianco di Olmert negli incontri con Abu Mazen e nei colloqui (indiretti) con i siriani, e per questo, in tempo di assedio integralista islamico a Israele, è divisa fra l’opinione pubblica interna che vuole vedere la propria sicurezza affidata a mani decise, e il mondo degli “state department” sempre concilianti. E sa che comunque non è tanto lei a decidere sul futuro della pace, quanto una leadership di Fatah oltremodo impegnata in un testa a testa sanguinoso con Hamas che prepara la conquista dell’Autonomia palestinese; dall’altra parte le intenzioni del presidente siriano Assad sono quanto meno ambigue.
La Livni dovrà enunciare il suo programma per la sicurezza e la pace insieme, e non sarà facile. La situazione interna le comporta un compito quasi impossibile: riabilitare il partito di Kadima, rovinato da errori e disgrazie. La prima disgrazia fu l’ictus di Ariel Sharon, suo fondatore e mentore di Tzipi. Ma oggi, oltre alla perdita essenziale dell’unico leader di destra che riuscì a introdurre politiche di sinistra,ormai invise dopo che Hamas ha fatto diventare Gaza una rampa di lancio di missili antisraeliani, Livni deve riabilitare Kadima dagli scandali di Olmert e soprattutto dalla vergogna del risultato della commissione Vinograd che decretò l’insipienza del gruppo dirigente nella guerra del Libano del 2006, compresa lei.
Il fallimento del governo passato disegna una possibile sconfitta alle elezioni, ed è la ragione per cui per cui Netanyahu ha già detto che si aspetta elezioni anticipate immediate, e anche l’area laburista di Barak chiede la stessa cosa. Dopo che Olmert avrà presentato domenica le sue dimissioni al governo restando tuttavia premier per l’ordinaria amministrazione; dopo che Peres, in seguito alle consultazioni, avrà dato l’incarico a Tzipi di formare il nuovo governo, ci saranno 42 giorni di trattative difficili specie con Shas, il partito religioso. Da quel momento la Livni si troverà ad affrontare una delle operazioni più difficili della politica israeliana: la riabilitazione di Kadima alla leadership del Paese. Le elezioni balenano sullo sfondo, ma lei è sempre passata agli esami con 30 e lode. È una ammirevole secchiona. Vedremo.