La missione di 10 tedeschi In città per devastare tutto

Sono venuti a Milano con una missione: imbrattare buona parte della linea 2 (la rossa) della metropolitana della quale avevano una mappa dettagliatissima. E dedicare quindi il tempo restante ai vagoni ferroviari di Trenitalia. Gli autori di questo (mancato) blitz di Ferragosto sono dieci giovani writers tedeschi, di cui due minorenni. Già tutti rispediti a casa loro e con la coda tra le gambe. E i loro disegni catalogati come «atti di vandalismo». I vigili del nucleo tutela trasporto pubblico della polizia locale - che li hanno controllati e denunciati per possesso illegale di armi da taglio e arnesi da scasso, e per imbrattamenti - li definiscono writer «puri», cioè senza altri secondi fini (soprattutto ideologici o politici) se non imbrattamenti a go-go sulle fiancate dei mezzi pubblici. E anche dopo averli controllati venerdì sera davanti all’ostello di piazzale Stuparich (Città Studi) davanti al quale questi ragazzi dormivano da un paio di notti dentro sacchi a pelo, i ghisa non hanno cambiato idea. «Non possiamo neanche affermare che si drogassero - ci spiegano - Abbiamo trovato del materiale tipico di chi la droga la fuma, è vero. Ma nessuna sostanza stupefacente. Certo: con quelle bombolette di danni ne avrebbero provocati parecchi...».
Smilzi, pantaloni larghi, cappellini, i giovani su un’auto, poi sequestrata, avevano coltelli a serramanico, 240 bombolette spray e sei fotocamere con le quali «immortalavano» le loro bravate. Sì, perché si sa che i writer filmano le loro «prodezze». E non tanto per autocelebrarsi o documentare i propri capolavori al ritorno dalle vacanze, ma per caricare i filmati su Facebook o Twitter e vedere chi ha osato di più.
I vigili hanno inoltre sequestrato un computer, una videocamera, due cellulari, oltre a numerose schede digitali di memoria.
È un fenomeno scoppiato negli ultimi due anni quello dei writer-turisti, imbrattatori per passione che arrivano in città da tutta Europa (ma anche dagli Stati Uniti, dove il fenomeno del graffitismo è nato negli anni Sessanta) per disegnare sui vagoni dei mezzi pubblici, metropolitana in testa e poi se ne tornano soddisfatti nel loro paese d’origine, ma non prima di aver registrato con le videocamere le loro opere. I primi a venire denunciati a Milano erano spagnoli, seguiti da greci e svizzeri. Che, il più delle volte, oltre ad essere accusati di imbrattamento si macchiavano anche del reato di resistenza, per aver reagito malamente a chi li fermava per controllarli, magari con qualche spintone o graffio.
A Milano, però, i graffiti in metropolitana ricordano perlopiù una bruttissima vicenda che risale a nove anni fa. Quando Marco, un 14enne residente a Città Studi, rimase fulminato da una scarica di 750 volt mentre disegnava i vagoni di un treno fermo in una galleria del metrò. Morto, sotto gli occhi di due suoi amici.