Missione in Afghanistan: resa dei conti dopo il voto

Nel governo il dibattito sul rifinanziamento della missione tiene i partiti a nervi tesi. L’incontro decisivo slitta dopo il referendum

da Roma

Il «tavolo» per decidere sul rifinanziamento delle missioni militari sarà inaugurato (forse) solo dopo il referendum. Ma, nel frattempo, il risiko della maggioranza si gioca sul filo del telefono e su quello dei nervi. Tiene banco la questione dell’Afghanistan: Prodi, di ritorno da Mosca, si è rituffato nelle consultazioni con ministri e alleati. La situazione non è per niente sotto controllo.
Se l’Ulivo e i centristi premono per mantenere, anzi aumentare la presenza italiana a Kabul e la sinistra radicale insiste per un vertice e una decisione collegiale, il settimanale americano Defense News, in una corrispondenza da Roma, parla addirittura di una «lista provvisoria elaborata dall’Italia in risposta a una richiesta della Nato» per «rimodulare» la presenza militare in Afghanistan. Nella lista ci sarebbero due-tre aerei senza pilota del tipo Predator (al momento schierati in Irak), elicotteri e circa 550 uomini in più rispetto ai circa 1.350 attuali. Tra questi, forze speciali anche della Finanza, già in procinto di partire, scrive il settimanale. I famosi sei caccia AMX chiesti dalla Nato resterebbero invece in Italia.
«Aerei senza pilota Predator per ricostruire scuole e ospedali?», s’insospettisce la deputata verde Tana de Zulueta. «Forse è meglio approfondire la discussione prima di scrivere qualsiasi decreto», aggiunge, ricordando preoccupata le parole del generale Fabio Mini sul rischio che «il contingente Isaf, piuttosto che una missione umanitaria, sia presto chiamato a fare la guerra contro i Taleban». Il sottosegretario alla Difesa, Gianni Vernetti, volato a Kabul per ribadire la volontà di «confermare gli impegni politico-militari assunti» (anzi estenderli nell’area a Sud di Herat), finiva per confermare in qualche modo anche l’idea dei Predator.
A questo punto, il forum pacifista di deputati e senatori si mobilita e immagina un vertice all’inizio della prossima settimana. La capogruppo Verdi-Pdci, Manuela Palermi, chiede l’audizione di Gino Strada in commissione al Senato per dimostrare quanto «sia inutile» la missione. E il senatore verde Mauro Bulgarelli ribadisce ancora una volta il suo «no» al decreto del governo, «che procede ignorando il confronto interno nell’Unione». Ma il confronto si farà oppure no? A premere soprattutto i rifondatori, con il leader Franco Giordano che vorrebbe affrontare in esso l’intera questione della politica estera dell’Italia. Per l’Afghanistan, intanto, il «no» è netto: «Le richieste del segretario generale della Nato, che vuole il rilancio della guerra in quell’area, sono irricevibili, per questo dobbiamo aprire subito il confronto». Il capogruppo rifondatore al Senato, Giovanni Russo Spena, prova pure a mettere uno stop alle «illazioni e anticipazioni di alcuni esponenti dell’Unione». Ma in serata il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, ammonisce sulla necessità di guardare le situazioni della sicurezza, in Irak e Afghanistan, in «un più vasto ambito regionale», perché «è sbagliato pensare di risolverle solo nel singolo ambito nazionale».