Missione compiuta: colpita la cometa

La «Tempel 1» centrata come previsto alle 7.52 di ieri da un proiettile di 370 chili

Eleonora Barbieri

«Missione compiuta». Alle 7.57 di ieri mattina (ora italiana) gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena, in California, hanno potuto davvero esultare: cinque minuti esatti dopo l’impatto con «Tempel 1», a terra cominciavano ad arrivare le immagini della spettacolare collisione fra il proiettile «Smart impactor» e la cometa. Erano pronti a festeggiare un «Independence day» davvero speciale, già abbigliati a stelle e strisce, metà della squadra della Nasa vestita con una t-shirt rossa (per il proiettile) e gli altri con una maglietta blu (per la navetta): ed è stata una festa, è il caso di dirlo, spaziale in tutto e per tutto, con fuochi d’artificio davvero fuori dal comune. Gli «spruzzi» di luce scaturiti dall’impatto, infatti, erano ben visibili dai telescopi dei centri astronomici di tutto il mondo - e non solo, visto altri sei veicoli spaziali erano puntati verso «Tempel 1» per registrare l’evento: fra essi, la sonda dell’Agenzia spaziale europea «Rosetta» e l’«occhio» della Nasa «Hubble».
Ma non è stato uno spettacolo riservato solo agli addetti ai lavori: sulla spiaggia di Waikiki, alle Hawaii, più di diecimila persone si sono godute le fotografie scattate dalla sonda grazie a un megaschermo. E le immagini sono arrivate, snocciolate una dopo l’altra: una abbagliante luce bianca, la superficie rocciosa del corpo celeste, dalla buffa forma a cetriolo, frastagliata da crateri circolari, il suo colore lunare, argenteo; e poi il punto dell’impatto, con l’enorme voragine apertasi dopo il «suicidio» di «Smart impactor», così splendente da sembrare illuminata dal Sole.
«È come un film di fantascienza», ha commentato un fisico di Honolulu, anche lui in spiaggia a non perdersi nemmeno un secondo di questo fenomenale «Independence day». E alla Nasa non nascondono la soddisfazione: «Tutto ha funzionato come un orologio», ha commentato Rick Grammier, responsabile del progetto. «L’esplosione è stata incredibilmente più luminosa di quanto ci aspettassimo - gli ha fatto eco il collega Donald Yeomans -; e i frammenti da osservare sono molti di più di quanto si potesse sperare».
In effetti, tutto si è svolto come da copione: novanta minuti prima dello scontro, il proiettile ha compiuto una deviazione, per tornare in rotta 55 minuti dopo; infine, a dodici minuti e mezzo dall’impatto, un ultimo movimento, grazie al quale l’«impactor» si è allineato con precisione millimetrica alla traiettoria della cometa. Nel frattempo, le istantanee di «Tempel 1» si ingrandivano sugli schermi della Nasa, fino a 3,7 secondi prima della collisione, alle 7.52 ora italiana: poi, per cinque, lunghissimi minuti, gli uomini di Pasadena hanno dovuto aspettare, fino alla conferma: «Operazione perfettamente riuscita». Fin nei minimi dettagli: dopo l’impatto, per un quarto d’ora la sonda madre, a debita distanza (circa 500 km), ha iniziato a scattare fotografie della cometa e della nube di materiali primordiali fuoriusciti dal suo nucleo; quindi si è «richiusa», attivando uno scudo difensivo contro eventuali frammenti. Ora, per gli studiosi della Nasa si apre una nuova fase, quella dell’analisi dei dati: «Per noi, la missione è appena iniziata - ha sottolineato Michael A’Hearn, direttore del comitato scientifico di «Deep impact» -: per l’interpretazione dei dati ci vorrà del tempo, forse mezza giornata, settimane, mesi o, forse, degli anni». Quel che è certo, secondo il direttore del laboratorio californiano Charles Elachi, è che «ora abbiamo una comprensione completamente diversa del nostro sistema solare». Come da manuale: tutto da rifare.