La missione Frattini: all’Italia un ruolo chiave per la pace a Gaza

Ancora centoventi ore alla prima verifica: scade tra domenica e lunedì il sì di Hamas al «cessate il fuoco» concordato grazie alla mediazione egiziana. E dal Cairo si fa pressione perché la tregua venga prolungata, come hanno spiegato ieri a Franco Frattini prima Hosni Mubarak che il nostro ministro degli Esteri ha incontrato di prima mattina a Sharm el Sheikh, poi il suo collega egiziano Aboul Gheit in volo verso Il Cairo e infine Oman Suleiman, influente capo dei servizi segreti, incontrato al termine del blitz di tre giorni in Medio Oriente del titolare della Farnesina. In questo ultimo incontro Suleiman ha confermato che incontrerà gli israeliani entro la fine della settimana e Hamas subito dopo e che la linea rimane sempre quella: Rafah rimane chiusa se non si accetta l’autorità dell’Anp.
Proprio l'Egitto crede alla possibilità che Hamas scelga l'interruzione delle ostilità. Tanto che Mubarak, come ha rivelato Frattini, già pensa a una conferenza internazionale per la ricostruzione della striscia di Gaza con protagonisti, oltre gli egiziani, la Ue, l'Onu, la Norvegia, organismi finanziari come la Banca Mondiale e l'Italia in quanto guida in questo 2009 del G8. Si tratterebbe di accertare in prima battuta il via libera di Hamas alla proposta di Abu Mazen di un governo «di consenso nazionale» con ministri al di sopra e al di fuori delle forze politiche (Fatah e Hamas), quindi di avere l'ok dell'Onu i cui funzionari sono già pronti a entrare nella striscia per verificare il da farsi e, infine mettere in moto gli organismi politici per avere il semaforo verde definitivo entro febbraio, così da chiamare tutti al tavolo, probabilmente a Sharm, già a metà marzo.
Possibile che Hamas possa cedere? Mubarak e Suleiman sperano fortemente che Teheran (e, a quanto pare, anche il Sudan) smetta di incitare alla resistenza e alla distruzione di Israele, ma non nascondono al nostro ministro degli Esteri di voler far uso anche di altri strumenti: intanto il mantenimento dei sigilli a Rafah e sugli altri valichi; ancora, la possibilità di accettare l'offerta italiana - cui hanno già aderito gli inglesi e a cui si potrebbero accodare anche spagnoli e francesi - di un pattugliamento marittimo «deterrente» lungo i 50 chilometri di costa, in modo da evitare il continuo contrabbando di armi e missili anche con piccole imbarcazioni a vela.
Per l'Italia si profila un compito non poco impegnativo. Frattini ha rilevato che in qualità di capofila del G8, dovrà essere il nostro governo a coordinare il dialogo con Stati Uniti, Russia e Giappone. Ancora, c'è la preventivata presenza navale da mettere in conto. E infine c'è il nostro impegno per rimettere in sella Abu Mazen, non tanto per lui, quanto per sgombrare il campo da una separazione in due della nazione palestinese.