In missione a Kabul per comprare burqa e mandolini

"Sparlamento". Debolezze, figuracce, proposte ridicole: un libro mette alla berlina la classe politica

Milano - E insomma ridateci la prima Repubblica. Ridateci il noioso grigio del Caf, che quando parlavano alla tv, Craxi, Andreotti e Forlani, magari non riuscivi a tradurre dal politichese quello che dicevano, ma almeno non li avresti mai sentiti proporre di «vietare il bunjee jumping», 10mila euro di multa a chi lo fa e 2500 a chi lo guarda, come ha fatto in questa, di Repubblica, la seconda, l’Udc Maurizio Ronconi. E ridateci i panni sporchi lavati in casa, a casa loro, dei parlamentari, che allora la compagna Nilde Iotti, parole sue, non sarebbe «mai diventata presidente della Camera con Palmiro Togliatti in vita» e oggi invece ci tocca scoprire, volenti o nolenti, la vita privata di tutti, con relativi commenti. Gianfranco Fini che divorzia da Daniela Di Sotto, si fidanza con Elisabetta Tulliani e si becca la protesta di Teodoro Bontempo che però a sua volta incassa la critica di donna Assunta Almirante, Alfonso Pecoraro Scanio che, pizzicato da «Novella Duemila» al mare con una bruna, è costretto a giustificarsi di fronte al mondo gay: «Giuro, è solo un’amica», passando attraverso i test anti droga delle Iene, là dove il problema, va da sé, non sono le Iene.

Il neppur troppo lento e certo inesorabile degrado dei costumi parlamentari vale un libro, «Sparlamento», di Carmelo Lopapa, che da cronista parlamentare di «Repubblica» di episodi ne avrebbe avuti da raccontare anche senza quel funzionario parlamentare che, dice, gli ha donato un taccuino pieno di appunti. Spulciando qua e là son grasse risate, peccato che ci sia poco da esser ilari.

Inedita quanto significativa, per dire, la missione ufficiale a Kabul di un Gianfranco Fini ministro degli Esteri con otto deputati e otto senatori. Era l’agosto 2005. Sulla via del ritorno da quel passaggio di consegne del Comando Isaf dalla Turchia all’Italia, il capo della Farnesina era parecchio nervoso. Gli era toccato aspettare un’ora, lì davanti all’aereo dell’Aeronautica pronto al decollo, perché i colleghi s’erano attardati nello shopping: la ligure Roberta Pinotti s’era comprata un burqa, il siciliano Calogero Sodano un’enorme mandola.
Esilarante testimonianza del decadimento è poi l’aneddotica del triviale. La lite su quale toilette avrebbe dovuto utilizzare il transessuale Vladimir Guadagno Luxuria è nulla a confronto, per esempio, del pappagallo che i senatori di Fi procurarono al collega Lucio Malan che stava occupando l’Aula, o della denuncia dell’Idv alla presidenza della Camera all’urlo di: i nostri muri sono stati imbrattati con escrementi. Ed ecco come passano le giornate, i parlamentari. C’è chi, come Rocco Buttiglione (Udc) e Albertina Soliani (Ulivo), scrive lettere ufficiali per «migliorare la qualità della vita del Senato: la buvette non è provvista di gelati». Chi, come Daniela Santanchè (La Destra), fa crociate contro un Transatlantico maschilista: «Unica oasi rosa è una stanza da bagno fornita di accappatoi, creme, spazzole e profumi...». Chi fa affari, e che affari, come quel Luciano D’Ulizia, Idv, il partito dei valori ma vabbè, che s’è inventato una società per azioni che, con una quota di solo 260 euro, consente ai parlamentari, e solo a loro, di trovar casa a prezzi stracciati nel centro di Roma. Chi, e son tanti, si arrovella su proposte di legge invero fantasiose, dalla «tutela dei pizzoccheri di Teglio» al fondo spese per gli «apicoltori che praticano il nomadismo» a Pinocchio simbolo del made in Italy. Non resta che affidarsi alla ben nota lentezza dei lavori parlamentari, in attesa della terza Repubblica.