La missione romena (e impossibile) del sindaco Veltroni

È atterrato in terra romena, il sindaco Veltroni che vuol prendere il toro per le corna. Fuori tempo massimo per risolvere la questione dei rom, calati in massa nella capitale non certo per turismo. Il primo cittadino punta al rientro volontario dei romeni emigrati a Roma facendo leva sugli imprenditori italiani di Bucarest «prendeteli nelle vostre aziende» e annuncia «modelli esportabili anche in altre città italiane» al termine dell’incontro col primo ministro romeno, Calin Popescu Tariceanu. «Ho in serbo - ha detto - tre progetti concreti coi quali vogliamo dare la possibilità a chi è emigrato di tornare nel suo Paese». Magari con un premio.
Un viaggio inutile e tardivo per l’opposizione. «Non è un sindaco serio chi prende un aereo per Bucarest - afferma il coordinatore regionale di Forza Italia Giro - e cerca così di risolvere il problema dei campi nomadi. Veltroni delega sempre al prefetto Serra la questione sicurezza, Serra è diventato una specie di subcommissario del sindaco. Queste questioni si affrontano coinvolgendo le forze politiche, noi siamo disponibili a dialogare in modo serio e trasparente. Si tratta di un’operazione poco credibile e spregiudicata, ma soprattutto tardiva».
«Già nel febbraio 2006 ho ricevuto in Campidoglio una delegazione di consiglieri comunali di Bucarest - aggiunge Schiuma (Gruppo Misto Indipendente al Comune)- che mi ha testimoniato quanto i rom siano un problema anche in Romania, non hanno voglia di accettare alcuna legge, non sono predisposti al lavoro e considerano l’accattonaggio, e quindi lo sfruttamento dei loro figli, come dovere alla contribuzione domestica. Difficile che Veltroni riesca a convincere i romeni a riprendersi i rom. È gente che rifiuta qualsiasi politica di integrazione».
«Mentre è noto da tempo che ogni zona della Romania alimenta un flusso migratorio verso una particolare città italiana - chiude il capogruppo di An in XX municipio Todini - e quelli che arrivano a Roma provengono per la maggior parte dalla città di Crajova (Valacchia), solo oggi si scopre che bisogna migliorare le condizioni di vita nei paesi di origine per arrestare il flusso di nomadi. Il sindaco, accorgendosi dei risultati negativi che ha prodotto la politica buonista del non decidere, corre ai ripari, scaricando i suoi fallimenti sulle autorità locali e nazionali romene, come il Patto di solidarietà. Perché non si rivolge all’Ue affinché si migliorino le condizioni di vita del popolo rom in Romania, attraverso degli aiuti concreti quali ad esempio la realizzazione di alloggi e di condizioni umane di vita?».