La missione di Walter

C’è una sinistra di lotta, una di governo, una che si sente depositaria della virtù pubblica, una che si erge a difesa della tolleranza. La sintesi è la sua indiscutibilità morale: il punto di riferimento di ciò che è vero, giusto e bello. Ultimamente da questa sinistra riceviamo lezioni di tolleranza: e anche Veltroni, il buono, si è prodigato con la sua lezioncina. Ogni occasione è giusta per un dito alzato che poi ripiega orizzontalmente per puntare contro di noi. Molte occasioni sono futili, altre sono serie; ciò che in un senso o nell’altro le accomuna è l’anticlericalismo, perché il clericalismo appare la fonte di ogni intolleranza.
È inutile ricordare che la nostra modernità si sviluppa in profondità proprio sulla base dei principi di tolleranza, di libertà del pensiero, di autonomia delle scelte individuali. Fondamentale è diventato il reciproco e rispettoso rapporto tra la visione laica e religiosa della vita, tra le diverse fedi religiose e tra le diverse concezioni laiche dell’organizzazione sociale.
Oggi si avverte, però, un’inquietudine tra i laici che porta a interrogarsi sulla propria identità morale, sui propri valori, proprio perché sono tramontate quelle ideologie che da 200 anni alimentavano il loro pensiero. L’inevitabile confronto è con le grandi religioni, quella cristiana, ebraica, musulmana, che appaiono guide forti e ascoltate, soprattutto dai giovani.
Un confronto ma anche una sfida alla religione sono state lanciate dal laicismo: ciò è testimoniato da un fiorire di studi, per opera di autori atei, su Dio, sul monoteismo, sulla fede e sulla conoscenza razionale, che cercano nuovi legami con l’illuminismo, allo scopo di ritrovare le radici della loro cultura. D’altro canto, il mondo cattolico (o religioso, in generale) mostra molta attenzione per queste posizioni ateiste che si interrogano su Dio, sul ruolo della Chiesa, sulle istituzioni religiose in una società che non ha più ideologie ma conserva con sempre maggiore intensità il sentimento della fede.
Per esempio, con grande interesse sono stati accolti libri come quelli del francese Onfray o di Christopher Hitchens, God is not great, vero bestseller negli Stati Uniti, che cercano di definire un pensiero ateo mediante un serrato confronto con il cattolicesimo o l’ebraismo. Una sfida, appunto, su temi religiosi che avvicina interlocutori profondamente diversi, ma rispettosi delle reciproche libertà di scelte esistenziali.
Accanto a queste ricerche, c’è un anticattolicesimo volgare e becero che la nostra sinistra difende in nome della tolleranza. I Gay Pride sono perfino più malinconici del Carnevale di Viareggio, però agli occhi della Pollastrini o di Pecoraro appaiono, proprio là dove la mascherata anticattolica è più vistosa nel suo squallido cattivo gusto, alte testimonianze in difesa delle libertà individuali, civilissime testimonianze dei diritti umani.
Poi c’è l’arte. Nella dotta Bologna viene esposta un’opera intitolata La Madonna che piange sperma. A Venezia, in occasione della Biennale di danza si dà un balletto in cui il tema centrale è la promiscuità sessuale tra Gesù, gli apostoli e la Madonna. Di fronte ad esempi di così penosa artisticità sostenuta con il denaro pubblico, altre città si stanno muovendo per non essere da meno ed avere la propria opera blasfema da proporre ai propri cittadini come testimonianza di libertà e di tolleranza civile.
Che tali carnevalate e tale arte facciano schifo si può sostenere soltanto se si è disposti a beccarsi degli intolleranti e degli incompetenti da parte dei critici lacché della sinistra. Pazienza. Però si tenga conto che una cosa sono queste provocazioni nichiliste contro il sentimento religioso, altra cosa è la riflessione sull’ateismo che intende sfidare seriamente fede e religione.
La sinistra che occhieggia con entusiasmo, perché appare tanto chic, la farsa anticlericale, dovrebbe ricordare che quel nichilismo porta indifferentemente alla distruzione di tutti i principi: non solo di quelli religiosi, ma anche di quelli su cui la stessa sinistra democratica vuol costruire il proprio rapporto con la società. Dunque, un bel temino per l’abile Veltroni, che si è dato come missione spirituale quella di mettere insieme tutto e il contrario di tutto, in nome del bene universale.
Stefano Zecchi