Missioni e 5 per mille escono dalla manovra

Felice Manti

da Milano

Manovra a passo di gambero su 5 per mille e missioni all’estero. Le contraddizioni e le storture della legge di bilancio per il 2007 stanno emergendo, e la maggioranza cerca di fare dietrofront. L’articolo relativo al «finanziamento delle missioni militari» è stato stralciato dalla Finanziaria perché «materia sulla quale è opportuno che il Parlamento si pronunci separatamente». Ma in realtà la mossa del governo serve per lasciare fuori dalla manovra una questione che da sempre dilania il centrosinistra. Il primo plauso è arrivato dal verde Paolo Cento: «Le missioni italiane all’estero non possono trovare nella Legge finanziaria uno strumento di limitazione del confronto». Ovviamente, ha aggiunto Cento, resta la necessità di «approfondire il dibattito che per noi Verdi deve essere completamente rivisto». Per Cannavò (Prc) «così elimina un macigno su una discussione parlamentare che resta difficile».
Di tutt’altro avviso l’opposizione. Per il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, «lo stralcio del finanziamento è l’ennesimo regalo di Prodi alla sinistra estrema». Più duro Ramponi (An), che parla di «ritirata del governo».
Ma è sul 5 per mille che ieri si è consumata la battaglia più aspra. L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che l’anno scorso aveva «inventato» il sistema per finanziare il mondo del volontariato, ha parlato di «killeraggio politico della maggioranza». Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero parla di «errore materiale che è stato corretto», Verdi e Margherita hanno chiesto di reintrodurre il finanziamento alle Onlus per non «mettere in ginocchio il volontariato» ma le organizzazioni non governative parlano di «grave attacco alla libertà delle associazioni». Il settimanale Vita non profit, in edicola domani, attacca il premier con un emblematico: «Zero per mille». Secondo Guido Boldrin, direttore generale della Federazione dell’Impresa sociale - Compagnia delle Opere, «sarebbe un fatto veramente grave se l’anno prossimo il non profit si trovasse senza questo strumento di finanziamento scelto da un italiano su due».
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