Mister Padelli, il genovese alla conquista di Liverpool

Mr. Padelli? Lo diciamo all’inglese che fa più effetto. Lui scende dall’aereo, lo sguardo è di quelli un po’ così, del tipo ma dove sono finito? Liverpool, la terra dei Beatles, ci sarebbe da cantare Yesterday pensando alla Samp che è un bel ricordo di ieri. Mr. Padelli? Nome e cognome in bella mostra, ci piace immaginare un cartello grande così da sventolare: felici di conoscerla, siamo venuti a riceverla con tutti gli onori. Lui arriva, butta l’occhio in quel mucchio di persone, vede un signore distinto, made England ovviamente, che ha quella cartolina tra le mani. Liverpool Football Club, lo stemma della società, ma lei è Mister Padelli? Il viaggio alla scoperta del suo futuro inizia così, una stretta di mano, piacere di conoscerla. Si accomodi in auto che si parte, è come fare le montagne russe senza cinture di sicurezza.
Vi raccontiamo la prima settimana di Daniele Padelli, da Crotone a Liverpool solo andata. Domenica il ritorno a Genova, giusto il tempo di vedere ancora una volta la Samp (e ricevere i complimenti del presidente Garrone), riempire meglio la valigia e volare di nuovo verso l’Inghilterra. Prima tappa Melwood, la foresta incantata dove i Reds vanno a scuola per diventare grandissimi. Qui si allena la prima squadra e quella riserve, che non è la nostra Primavera: «Possono giocarci tutti i calciatori, si va da 16 ai 40 anni, non ci sono limiti. In linea teorica, può anche capitare che la prima squadra, se il campionato è fermo, possa andare in blocco in questo altro torneo». Arriva a destinazione e gli sembra di essere dall’altra parte del mondo, ohhh: sai la meraviglia. Non è soltanto un centro sportivo, è una piccola cittadina: mi potete dare una mappa per orientami? Fa un bel respiro, ci pensa un po’ su e capisce che è tutto oro quello che luccica. È solo l’antipasto, aspettate che ora serviamo il menù completo. Si ferma e vede lui, Rafael Benítez. Dalla stagione 2004/05 alla guida del Liverpool, nella sua bacheca personale una Champions League nella notte di Istanbul.
Dunque, che succede? Capita che Benitez gli dice, vieni che ti porto a fare un giro: «Sono rimasto impressionato: mi ha fatto visitare il centro storico. Mi ha dato il benvenuto, in italiano: dicendomi che questa può essere la mia grande occasione. Ma non solo, mi ha spiegato di stare tranquillo e di giocarmi bene questa carta perché, se tutto andrà bene, potrei essere riconfermato. È stato gentilissimo, molto disponibile e pensare che ha vinto una Champions League». Come dire, sembrava uno come tanti anche se Benitez è quello che molti vorrebbero essere. Un vincente, lui sul tetto d’Europa. Che prende per mano un baby e gli indica la strada per diventare un grandissimo. Pochi allenamenti, il primo, appena arrivato, insieme, al portiere Dudek, quello che stregò il Milan a Istanbul. Poche parole, un consiglio: non strafare, se ti hanno portato qui vuole dire che sei bravo. E lui? Padelli osserva, mastica poco inglese, ma si fa capire. Una cosa lo ha impressionato: «È tutto organizzato alla perfezione, all’inizio avevo tante domande da fare e sempre la stessa risposta: no problem, ci pensiamo noi». Aveva una paura, portiere significa anche un preparatore ad hoc, nessuna problema anche questa volta. «Mi sono trovato subito bene anche con l’allenatore dei portieri, si chiama Arena: mi piace il suo modo di lavorare».
Negli altri giorni (la prima squadra mercoledì scorso ha disputato anche una partita di campionato a Watford) si è allenato con le “Riserve”. Come funziona? «È un campionato parallelo a quello dello Premier League, ci sono gli stessi club che si affrontano in gare di andata e ritorno», spiega ancora Padelli. Dalla prossima settimana, scenderà in campo anche lui. Per il momento, gli è bastato entrare nello spogliatoio per capire che sembra un mondo parallelo. «Devo essere sincero, vedevo l’inizio ma non riuscivo a capire dove finiva. C’era di tutto: tre saune, due idromassaggi, una piccola piscina, lettini per massaggi: una serie infinita di armadietti, uno per ogni giocatore. Come sono stato accolto? Qualcuno mi prendeva un po’ di giro, la solita storia. Italiano? Spaghetti, pizza, mandolino: dai, le cose di sempre. Scherzi a parte, sono stati tutti molto gentili. Anche Steven Gerrard mi ha chiesto diverse informazioni su dove avevo giocato e sulla durata del contratto». Mr. Padelli? Proprio lui, benvenuto: sei uno di noi, preparati che si scende in campo.