Mister Russo: «Adesso posso anche morire»

(...) restano per sempre. Lì nel cuore, come un diamante.
Professione allenatore, Vittorio Russo è dallo scorso luglio il vice di Walter Mazzarri e nella notte di mercoledì a Marassi, nell’andata della semifinale di Coppa Italia contro l’Inter, ha guidato per la prima volta la «sua» Sampdoria verso il memorabile successo sui nerazzurri dello Special One José Mourinho. Memorabile ma non per il pubblico, tanto che il presidente Garrone so è lamentato: «Troppo pochi 14mila spettatori».
«Adesso posso anche morire» ha dichiarato il canuto secondo quasi sfinito ma del tutto soddisfatto in sala stampa. È stata una partita nella partita, la sua. Più che Vittorio, nell’area tecnica del Doria di Russo pareva ci fosse Clemente, argento nei pesi massimi a Pechino 2008; un vecchio leone indomito e smanioso di spezzare le inferriate della propria gabbia, un focoso saggio prodigo di urlacci e consigli per i suoi ragazzi. Per informazioni in merito provare a chiedere all’addetto all’arbitro doriano Guido Montali e al quarto uomo Mazzoleni, coppia che ha dovuto faticare non poco per tenerlo a bada in quei 96 minuti e poco più.
Ma, intemperanze a parte, l’esordio forzato del mister giuliano sulla panchina blucerchiata - si fa per dire, perché sulla quella panchina non si è seduto praticamente mai - a causa della squalifica di Mazzarri, ha qualcosa di storico e al tempo stesso insolito. Sì perché il ragionier Russo, settant’anni compiuti il 16 febbraio, giaccone impermeabile blu marine, occhialini neri e lenti fumé, non aveva mai allenato una squadra a livelli simili. E vedete un po’ voi se farlo a quell’età - e per di più surclassando i pluridecorati Campioni d’Italia in carica del tecnico più spocchioso di sempre in una sfida che vale una finale - ha dell’ordinario. Il diretto interessato non si è scomposto più di tanto: «I meriti bisogna riconoscerli a Mazzarri. È lui che ha preparato meticolosamente questa sfida, scrivendo un copione per i nostri ragazzi e permettendo loro di diventare protagonisti di una serata meravigliosa».
Beh, certo, precisazioni d’obbligo; ma in questo successo la firma del bell’uomo venuto dall’Adriatico c’è tutta. La sua carriera nel mondo pallonaro toccò l’apice alla Sambenedettese, da calciatore; fu però il ritorno a casa a segnarla: in alcune società dilettantistiche di provincia, Russo cominciò a dividersi tra campo e panchina, vincendo la bellezza di sette campionati in otto stagioni e raggiungendo la C2 alla guida della Pro Gorizia. Ottenuto il patentino di Seconda Categoria e avviato un sodalizio con la Figc, divenne prima docente al corso da allenatori e poi membro dello staff delle Nazionali Femminili. Il grande salto lo fece lavorando a stretto contatto coi tecnici dell’Under 21 Giampaglia e Tardelli e conquistando tre Europei da allenatore dell’Under 18 Dilettanti. La Triestina lo chiamò allora in veste di coordinatore tecnico e per due anni (dal 2005 al 2007) gli affidò la Primavera. Nel frattempo, a Coverciano in occasione del Master, avvenne il fortunato incontro con Walter Mazzarri, che a corto di un vice-allenatore con patentino per la prima stagione alla Samp (il collaboratore tecnico Nicolò Frustalupi ne era sprovvisto) pensò lui in vista della seconda. Stagione, questa, che Vittorio Russo ha vissuto nell’ombra fino alla magica nottata «copetera» di mercoledì, al termine della quale il nostro ha ammesso quasi commosso: «Non so cosa accadrà: potrei andare via il 30 giugno o potrei restare qui tutta la vita. Di certo a Genova mi sono ambientato alla grande e sono fiero di appartenere ad uno staff tecnico che funziona benissimo e in cui vige il rispetto umano come regola fondamentale».
D’altronde, da queste parti, l’acqua salata non manca e, anche se re per una sola notte, quel bell’uomo venuto dal mare che ha sconfitto in semifinale lo Special Eleven di Mourinho difficilmente sarà dimenticato.