Il misterioso armadio che nasconde le pratiche scomode

Negli anni Novanta viene svelata l'esistenza di un "armadio LD", una sorta di archivio che nasconde le pratiche da
"lasciare dormire". C'è qualcuno che giura di averlo visto e chi svela che esiste ancora. Ma il Comune di Milano smentisce: "Non esiste alcun armadio segreto"

Milano - Si dice che negli sconfinati archivi del Demanio di Milano vi sia un armadio segreto, catalogato con le consonanti L.D. che stanno per "lasciar dormire". Si dice anche che questo polveroso armadio sia stato inavvertitamente tirato fuori nel 1995 durante le deposizioni di alcuni dipendenti del colosso di via Larga. Cosa vi sia all'interno a nessuno è dato saperlo. Sempre i rumor che corrono per i corridoi dicono che l'archivio sia destinato unicamente alle questioni più delicate, quelle appunto che devono cadere nel dimenticatoio. A riportarlo alla luce, in questi giorni di accuse e sospetti, è stato Luciano Buonocore della direzione nazionale del Pdl che, a Radio 24, ha invitato il Comune di Milano a "far luce su un mistero che non è stato mai chiarito". In realtà, dall'assessorato alla Casa arriva una secca smentita: "Non esiste alcun armadio".

Un armadio segreto al Demanio Bisogna risalire alla metà degli anni Novanta per trovare i primissimi riferimenti a questo oscuro archivio. Era l'estate del 1995. Una commissione d'inchiesta stava indagando sulla Galleria e sull'allora assessore al Demanio, Marco Tordelli. Nella bufera erano finite anche due dipendenti comunali la cui testimonianza non era mai stata resa pubblica. Tuttavia si vociferava che da questi "interrogatori" fosse saltata fuori l'esistenza di un "armadio segreto". "Le audizioni non sono pubbliche, quindi i documenti relativi non possono essere divulgati", aveva risposto la commissione all'assessore che invece voleva vederci più chiaro. Proprio il contenuto di queste testimonianze, che la commissione aveva protetto, era finito sui giornali e l'armadio delle pratiche da "lasciare dormire" era diventato di dominio pubblico. Secondo voci più o meno confermate, infatti, sarebbe esistito (e, secondo alcuni, esiste tuttora) una sorta di archivio destinato a mettere sotto chiave le questioni più delicate. E proprio tra i faldoni nascosti tra le polveri di questo armadio vi sarebbe anche la pratica relativa allo stabile di via Morigi 8. Si trattava di un vecchio stabile piuttosto malandato che, però, era finito sotto vincolo monumentale in quanto "antica casa medievale con sovrapposizioni successive nel corso dei secoli". Già allora succedeva di inquilini disposti a pagare il canone d'affitto, ma di non poterlo fare perché il padrone era sconosciuto. Insomma, colpa di una fisionomia giuridica a dir poco incerta, lo stabile risultava del Comune al quale era subentrato un privato che lo aveva regolarmente acquistato. Impossibile venirne a capo. Tuttavia, dopo le polemiche sulla commissione d'inchiesta dedicata a Commercio e Annona, era venuto fuori che a Milano esistevano oltre 5mila metri quadrati di appartamenti e negozi che nessuno occupava da anni.

Il dibattito smuove la politica In seguito al nuovo scandalo Affittopoli che in questi giorni sta travolgendo il Pio Albergo Trivulzio, Buonocore torna a tirare in ballo il misterioso "armadio LD". Ai microfoni di Alessandro Milan su Radio 24, l'esponente del Pdl incalza la politica affinché faccia maggiore chiarezza sulla gestione dei propri immobili anziché "giocare al rialzo con gli affitti". "La politica deve rivendicare il proprio ruolo sociale abbassando i prezzi delle case - spiega Buonocore - oltre al Pio Albergo Trivulzio, vi sono numerosi enti che dovrebbero favorire la mescolanza sociale. Invece, la politica di oggi rischia solo di impoverire i cittadini". All'assessorato alla Casa smentiscono l'esistenza di alcun armadio segreto. Anzi. Lo stesso Giovanni Verga assicura che "da questo mandato i fatti e non le parole dimostrano proprio il contrario del lasciar dormire". E' Stata, infatti, realizzata l'anagrafe del patrimonio (una completa ricognizione sul territorio) per conoscere tutto ciò che è di proprietà del Comune di Milano. Con la valorizzazione del patrimonio immobiliare sono stati messi in vendita gli stabili o le aree non strategiche per l'amministrazione. Verga ha poi stipulato o rinnovato, a livello del Demanio, oltre 400 contratti e ha messo a bando spazi per associazioni senza scopo di lucro per non lasciare nulla di sfitto. "L'assessorato alla Casa e al Demanio è diventato una casa di vetro - conclude Verga - se non lo era in passato il merito lo si deve a questa amministrazione"