Il mistero di Chiara: indagato il fidanzato

Avviso di garanzia per omicidio ad Alberto Stasi. Sequestrate tre auto,
due bici, un computer, una pinza da camino e una cassetta di attrezzi. I familiari della vittima: "Rispettiamo il lavoro dei giudici". Il
padre del ragazzo: "Abbiamo piena fiducia in nostro figlio"

Garlasco - Ha pianto disperato per otto giorni, ha seguito i funerali della fidanzata aggrappato ai genitori della vittima, ha aggredito verbalmente i giornalisti per averlo ingiustamente sospettato di omicidio. E da ieri è iscritto nell’elenco degli indagati. Per la procura di Vigevano infatti Alberto Stasi, 24 anni, è il principale indiziato per la morte di Chiara Poggi, 26 anni, massacrata con un pesante oggetto, lunedì scorso nella sua villetta in via Pascoli 8 a Garlasco. Ieri i carabinieri gli hanno notificato l’avviso di garanzia, perquisito casa e sequestrato tre veicoli e due biciclette.

La tanto attesa svolta dunque è arrivata dopo otto giorni di indagini, durante i quali gli investigatori hanno sentito famigliari, parenti e amici della vittima. Arrivando alla conclusione che la ragazza non aveva un amante segreto, uno spasimante respinto oppure una persona invidiosa o gelosa di lei al punto di concepire la sua morte. Perché è fuori discussione che si sia trattato di omicidio premeditato. L’assassino è entrato lunedì mattina tra le 9 e le 11 con l’arma del delitto in tasca sapendo di sorprendere sola la ragazza, perché i suoi famigliari erano in vacanza in Trentino. Lei ha aperto con addosso il pigiama, segno che conosceva l’assassino. Il killer l’ha subito colpita, quattro volte, lasciandola senza vita sulle scale della cantina dove aveva cercato un’inutile fuga.

Il corpo è stato poi trovato verso le 14 da Alberto Stasi, corso a casa sua, perché lei non rispondeva alle sue chiamate. Appena ha visto il cadavere, è scappato fuori, ha chiamato il 118 e si è precipitato dai carabinieri. Dove però è arrivato con scarpe e abiti perfettamente puliti, nonostante si fosse aggirato freneticamente - dice lui - per una casa coperta di sangue. Raccontando di aver capito che la ragazza era morta perché aveva visto la sua guancia terrea. Un particolare che invece non avrebbe potuto notare, perché dal momento in cui la vittima è crollata sui gradini, il sangue ha continuato a scorrere coprendole progressivamente il volto.
Due incongruenze che hanno convinto il pm di Vigevano Rosa a iscrivere il suo nome sul registro degli indagati e a spedire i carabinieri a rovesciargli casa. Alle 12.15 in punto il comandante provinciale di Pavia, Giancarlo Sangiuliano, il capitano della compagnia di Vigevano, Gennaro Cassese, e il maresciallo di Garlasco Franco Marchetto, hanno suonato alla sua porta consegnandogli l’avviso di garanzia e il mandato di perquisizione. Hanno atteso l’arrivo dell’avvocato Giovanni Lucido, quindi iniziato la loro attività di ricerca di eventuali indizi insieme ai Ris di Parma che hanno smontato i bagni di casa, recuperando i depositi lungo gli scarichi. Se Alberto ha ucciso Chiara deve essersi lavato al suo ritorno e necessariamente lasciato delle tracce lungo le condotte. Due carri attrezzi hanno anche portato via tre veicoli: la Golf del ragazzo, la Bmw X3 della madre, il furgone Citroën Berlingo della ditta del padre, con due bici. Tutto verrà smontato e analizzato perché, se usati dal giovane per tornare dopo la mattanza, qualche goccia di sangue o materiale organico della vittima sicuramente è rimasto e, altrettanto sicuramente, verrà trovata. Incerto invece il materiale sequestrato: dovrebbe trattarsi di una pinza da caminetto, un computer e una cassetta degli attrezzi.

Al momento dell’uscita di uno dei veicoli, il padre di Alberto, un agiato commerciante di pezzi di ricambio d’auto, ha fatto capolino in strada. «Facciano tutto quello che vogliono» si è limitato a mormorare riferendosi ai carabinieri. Lasciando intendere che tanto non troveranno nulla. Anzi, le analisi confermeranno l’innocenza del ragazzo. «Alberto oggi è più tranquillo di ieri».

L’attività dei carabinieri è poi finita poco prima delle 19, quasi contemporaneamente alla conclusione del nuovo sopralluogo dei Ris nella villetta dei Poggi, da otto giorni sotto sequestro.

Tuttavia nemmeno questo colpo di scena ha smosso i famigliari della vittima, papà Giuseppe, 56 anni, mamma Rita, 53, e il fratello Marco di 19, a uscire dal riserbo. Per loro ha parlato l’avvocato Gianluigi Tizzoni: «Non facciamo commenti. Ci limitiamo a prendere atto di quanto sta succedendo, mantenendo il massimo rispetto nella magistratura che coordina le indagini. L’ideale per noi sarebbe il silenzio stampa».