Il mistero dei turisti giapponesi fantasma

Luigi Mascheroni

Fino a oggi, rispetto al Cenacolo, i problemi per i giapponesi erano di due tipi. Il primo, ed è la cosa più difficile da accettare, è - una volta dentro - il non poter usare la macchina fotografica: notoriamente il divieto peggiore in cui possa incappare un nipponico. Il secondo: che si può entrare solo a gruppi di 25: per chi è abituato a muoversi in gruppi standard di cinquanta, come i posti in pullman, è un altro sacrificio non da poco.
Ora però il problema numero uno, anzi definito, è che semplicemente non riescono più ad entrare, almeno secondo il grido d’allarme dei tour operator di Tokio, delusi e preoccupati perché non possono più garantire ai sudditi del Sol Levante l’ingresso al convento di Santa Maria delle Grazie. Il motivo? Ultimamente gli intrighi di Dan Brown hanno stuzzicato la curiosità di qualche milionata di turisti nel mondo, dall’America all’Australia, che hanno finito per accaparrarsi i posti fino a ieri riservati quasi di diritto ai giapponesi. E così i loro «Da Vinci Tour» da un po’ di tempo a questa parte devono saltare la tappa principale, il Cenacolo.
Eppure chiunque si trovi a passare davanti a Santa Maria delle Grazie, quotidianamente si imbatte in torme di giapponesi disciplinatamente pronti, seppure in gruppi di cinquanta, a visitare il capolavoro di Leonardo. E lo stesso architetto Giuseppe Napoleone, direttore del «Cenacolo», smentisce categoricamente l’«accusa» dei tour operator nipponici: «È vero che le visite sono contingentate per garantire la conservazione dell’opera e che le richieste sono di gran lunga superiori rispetto a quelle che possiamo soddisfare, ma tutt’oggi il pubblico giapponese costituisce la maggioranza dei visitatori».
Al di là del fatto che il Cenacolo senza giapponesi sarebbe come il Vaticano senza preti, rimane il giallo (è non è una battuta razzista) dei turisti fantasma. Dal Giappone dicono che non ce li mandano più, ma qui continuano a materializzarsi in maniera inquietante...