Il mistero dell’orfanotrofio degli orrori

Gli ultimi a inorridire dovremmo essere noi, che abbiamo appena riesumato due fratellini da una cisterna di Gravina, forse buttati da qualcuno, molto più probabilmente caduti e mai trovati da chi guardava giù per cercarli. Con questa storia ci è sembrato di viaggiare ai limiti del dolore. Eppure, quello che gli inglesi stanno riportando in superficie dalle stanze sotterranee di un orfanotrofio, ma soprattutto da un lugubre passato di atrocità, riesce a spostare i limiti ancora più in là. Siamo ai confini della realtà, dove termina il lato buono dell’umanità e si spalanca l’abisso sconfinato della pura crudeltà.
Già il luogo si propone con un’ambientazione vagamente sinistra: Jersey, isola normanna nella Manica, venti chilometri dalle coste francesi, ma da secoli territorio asservito alla Corona britannica. Qui, la polizia sta rovistando da settimane nei locali e nella storia di un istituto molto noto, che per quasi mezzo secolo, fino agli anni Ottanta, ha ospitato bambini orfani o abbandonati. Ne sono passate diverse generazioni, a centinaia e centinaia.
Che non fosse un kinderheim a cinque stelle, o uno Sheraton per l’infanzia, tutti lo sapevano. Ma da tanto tempo si raccontava in giro qualcosa di più. Anni addietro, addirittura, un uomo politico fra i più amati del luogo, Stuart Syret, fu costretto a dimettersi da ministro della Salute per aver accusato le alte sfere locali di aver sempre occultato le strane voci sull’orfanotrofio. Ora, il velo si squarcia. Da settimane gli agenti scavano dentro l’edificio, e ogni giorno riserva la sua dannata scoperta. A guidare la Polizia, il fiuto dei cani specializzati nel ritrovamento di resti umani. Già due le stanze localizzate. Nella prima, una vasca di cemento coperta di sangue, manette e ceppi per le caviglie, nonché una scritta che stringe il cuore: «Sono stato cattivo per anni e anni». La seconda sala si presenta almeno tre volte più ampia della prima, ma è ancora invasa da macerie: serviranno diversi giorni, e molta cautela per non distruggere eventuali prove, prima di capire chi e che cosa si nasconda lì sotto. In altri angoli, già sono ricomparsi un teschio di bimbo e frammenti di ossa.
Mentre gli inquirenti scavano nel buco nero, in superficie è come la deflagrazione di un fungo atomico. Dai diversi villaggi dell’isola, che conta quasi centomila abitanti, si fanno timidamente avanti i bambini di quegli anni e di quella cupa stagione, ora adulti. Per un lungo tempo la vergogna li ha fermati. Hanno covato il ricordo e la rabbia nelle profondità più intime dell’anima, nascondendo a se stessi e in tanti casi alla nuova famiglia, a una moglie o a un marito ignari, ai figli che crescono sereni, gli spettri dell’infanzia. Adesso, però, sembra arrivato il momento di liberarsi dal peso. E possibilmente di ottenere anche un minimo di giustizia, per quel che vale.
Ciò che di tetro la nostra fantasia può immaginare, magari guidata dalle letture dell’Oliver Twist di Dickens, davanti ai ricordi reali diventa favola leggera. Sono già centossessanta gli orfani che si sono fatti avanti per raccontare quant’era gioiosa la vita, nell’istituto di Haute de la Garenne. Racconta un sindacalista locale: «Abusavano di noi in ogni modo. Stupri e torture. Gli aguzzini erano sia uomini sia donne. Accadeva ogni notte e accadeva a chiunque di noi. Ero terrorizzato dall’andare a letto. Non potevamo dire nulla, ci minacciavano con fruste e altri arnesi simili».
E una donna, ora madre di due bambini: «Le cose che accadevano sono indescrivibili. Gli atti più crudeli, sadici e malvagi che possiate pensare. Si era puniti per qualsiasi stupidaggine: uno sguardo di troppo, una cena saltata, qualsiasi scusa era buona. Quando reagivo, venivo drogata con valium e quindi stuprata. Mi drogavano di continuo».
In molti ricordano perfettamente un ospite particolare, durante gli anni ’60. L’hanno riconosciuto più tardi, trovandoselo sui giornali: uno dei più noti pedofili di tutti i tempi, Edward Paisnel, meglio noto come la Bestia del Jersey. Era solito visitare l’orfanotrofio vestito da Babbo Natale.
Siamo solo all’inizio. Il fiume in piena delle telefonate e delle denunce sta scoperchiando uno degli scandali più tremendi che l’Inghilterra ricordi. Molti testimoni sostengono che le stanze degli orrori erano quattro. La Polizia conferma d’essere alla ricerca di almeno sei cadaveri. Ma aggiunge dettagli abbastanza inquietanti: «Da parecchie parti delegittimano e irridono l’indagine, quando addirittura non mettono bastoni tra le ruote...».
È umano e naturale chiedersi, in questi giorni, perché mai una simile storia sia rimasta sepolta dentro quel lugubre edificio. Come abbia potuto restare sepolta, nonostante le tante voci, nonostante la denuncia diretta del ministro Syret. La spiegazione a tanto silenzio, a tanta gelida omertà, starebbe secondo gli inquirenti nel livello - molto alto - dei personaggi coinvolti. Al centro dei sospetti ci sono ovviamente i vecchi dipendenti, una trentina. Ma non solo. Si parla di politici e notabili della zona, oggi ormai anziani, allora giovani e molto presenti tra i corridoi dell’orfanotrofio. Ovviamente sotto la stimabile copertura dell’attività benefica...
Il resto della macabra storia è ancora tutto da scrivere. A Gravina s’è parlato di trasformare la casa dell’orrore in museo per l’infanzia. L’orfanotrofio dell’isola di Jersey, forse, andrebbe lasciato così com’è: un luogo dove gli adulti possano specchiarsi nelle proprie vergogne, costretti da quelle mura a non dimenticare mai. Le atrocità di allora, i silenzi del dopo.