Mistero ed eleganza Era una regina senza la corona

«La moda passa, lo stile resta», diceva Coco Chanel. Ora la moda passa più in fretta e lo stile è raro. Così non ci si stanca di evocare chi sapeva crearlo. Il musical di Broadway con Katharine Hepburn, andato in scena quando Chanel era viva, non è rimasto isolato. Cinema e tv s’appropriano di questa icona della Francia che amò Luchino Visconti.
Come per riconoscenza, lo spettacolo non dimentica Chanel. Si susseguono i film? Si susseguono anche le biografie: dopo quelle di Paul Morand, Edmonde Charles-Roux, Axel Madsen e altri, ecco quella di Isabelle Fiemeyer, Coco Chanel. Un profumo di mistero. Appare ora in italiano (trad. di Guya Parenzan, Castelvecchi, pagg. 160, euro 16). Che mistero c’è ancora su Coco Chanel?
Per i più, Chanel è un profumo non misterioso (il N. 5) che Marilyn Monroe portava a letto; o un tailleur che tante signore portano ancora più per esser uguali alle altre che per esser eleganti in proprio. Chi vagheggia come età dell’oro del buon gusto quella fra le due guerre, vede in Chanel la regina senza corona di quella Francia che decadeva, sì, ma con eleganza! E quando gli stivali tedeschi martellarono l’asfalto dell’Etoile, Chanel fu scudo dei vinti davanti ai vincitori.
Se il mistero del titolo della biografia è il tentativo di pace separata fra Berlino e Londra nel 1944, era un mistero... noto da decenni. La Fiemeyer conferma solo il viaggio di Chanel a Berlino e la mediazione chiestale dal capo dello spionaggio tedesco, Walter Schellenberg. La pace non venne per quella via, ma Chanel aveva un dono raro, se non misterioso. Nel 1950, ormai libero, ancora giovane, ma inguaribilmente malato, Schellenberg languiva in Svizzera: i suoi connazionali se ne vergognavano. Come faceva con coloro ai quali andava male, dopo che lei gli aveva voluto bene, fu Chanel ad aiutarlo.