Mistero Gabanelli: ora oscura Penati su Rai3

La conduttrice di Report realizza un’intervista imbarazzante per il politico Pd inquisito. Non è &quot;mai andata in onda perché, come spesso accade, il materiale era parecchio e alla fine qualcosa deve rimanere nel cassetto&quot;. Ama fare tv di denuncia, ma non trasmette il video-scoop e lo cede al sito del <em>Corriere
</em>

Filippo Penati che fa la predica sulla questione morale all’ex ministro Lucio Stanca non è degno della prima serata di Raitre, ma deve «accontentarsi» del sito del Corriere della Sera. Questione di opportunità? Di autocensura? Di spazi e tempi della tv? Chissà.

Quello realizzato da Milena Gabanelli è un piccolo capolavoro. Un puzzle di sinergie. Comunicazione, marketing, promozione: tutto ben dosato, lubrificato, cesellato. Multimedialità, è la parolina magica. Il mantra vincente che scavalca ostacoli e priorità professionali.

L’altra sera la conduttrice di Report era ospite di Che tempo che fa, il programma che su Raitre le fa abitualmente da traino. Dopo le polemiche estive sulla tutela giudiziaria intermittente, domenica prossima Gabanelli torna in onda per la 14esima stagione. Tutto risolto, dunque. E ne siamo sinceramente soddisfatti. Anche se le sue inchieste prediligono una parte politica, Report è comunque un programma d’informazione che ben rappresenta il servizio pubblico.

Purtroppo, però, nessuno è perfetto. Nel salotto di Fazio, per esempio, mentre si apparecchiava per il gran ritorno tra una settimana, con la mano sinistra Gabanelli preparava il tavolo per una nuova promettente degustazione. «Quest’estate - ha svelato - abbiamo deciso di aprire una nostra pagina web...». Che ora, fortunata lei, è diventata una nuova iniziativa del Corriere.it chiamata Reportime. «Una nuova offerta di informazione multimediale di alta qualità» ha annunciato con una certa enfasi la testata di Via Solferino sia online che nelle pagine del giornale. In sostanza, la redazione di Report gira i filmati e le inchieste. Ma se queste non vanno in onda perché non c’è spazio sufficiente o perché non si ritengono adatte alla prima serata di Raitre, allora verranno dirottate sul sito del maggior quotidiano italiano. «I nostri archivi sono molto ricchi», ha sottolineato Gabanelli tra il compiaciuto e il minaccioso.

Con la videointervista a Penati comparsa ieri sul Corriere.it è andata proprio così, ha spiegato sulla prima del quotidiano l’algida conduttrice tv. Realizzata da Bernardo Iovene nel «maggio scorso per Report», non è «mai andata in onda perché, come spesso accade, il materiale era parecchio e alla fine qualcosa deve rimanere nel cassetto».

Fatalità, ci è rimasta per cinque mesi proprio l’intervista nella quale l’ex presidente della Provincia di Milano, all’epoca incensurato, bacchettava l’ex ministro Lucio Stanca per il doppio incarico (e doppio emolumento) di parlamentare e commissario dell’Expo: «Si è dimesso dopo un periodo in cui non ha fatto niente... Alla fine ha preso anche un compenso molto alto, secondo me indebito... Io non ne faccio una questione legale... Ne faccio una questione di moralità», pontificava Penati. Il cui pulpito era ancora immacolato e dunque credibile per caricare sulle spalle dell’avversario «il comportamento doloso e dargli addosso, poiché - è la Gabanelli che argomenta, puntigliosa - chi ti ascolta penserà che non ti sbilanceresti tanto se fossi simile a lui». Invece, le inchieste, stavolta della magistratura, hanno individuato qualcosa di poco chiaro nel cosiddetto «sistema Sesto».

E così, ora, rivista alla luce delle indagini che coinvolgono proprio Penati, quell’intervista contro il malcostume di Stanca è diventata un documento ben più interessante sulla doppia morale di certi politici.
Non per la vetrina di Raitre, però. Sarebbe bastato lasciarla nel cassetto solo un’altra settimana (una più una meno) e avrebbe avuto la ribalta della prima serata Rai. Mentre Milena Gabanelli, lungi dal sospetto di autocensura, avrebbe dimostrato di essere bipartisan anche nelle sue videoinchieste.

Infine, un ultimo cavillo. Anzi, una domanda rivolta discretamente a Mamma Rai. Visto che Report dispone di un sito, perché i contenuti che non trovano adeguata visibilità nel programma non possono essere pubblicati lì?