Il mistero del male

Per quel che può contare ciò che comunica una faccia, Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi non hanno due facce da assassini. Li abbiamo rivisti ieri sera ai tg. Lui un omone grande e grosso che chissà quanti avranno scambiato per un bonaccione. Lei sorridente, gentile, discreta. Non hanno due facce da assassini e neppure due facce da pazzi. Anche nei loro curriculum vitae non si riesce a scovare un indizio che possa aiutare a spiegare quel che han fatto. Né precedenti penali, né cure psichiatriche.
Eppure costoro sono i responsabili di una mattanza che - assicurano i criminologi - non ha precedenti. Non ne ha in letteratura, e non ne ha neppure a memoria d’uomo. Sì, di morti ne erano già scappati, per dissapori tra coinquilini. Ma a caldo, durante una lite: non a freddo, in seguito a un piano premeditato. E mai una strage per così futili motivi era stata concepita addirittura da due soggetti d’accordo tra loro. Mai s’era visto che ben due persone avessero poi trovato, compiuto il macello, la disumana forza di nascondere le prove e di vivere senza farsi schiacciare dal rimorso (hanno confessato solo perché costretti dall’evidenza, non dimentichiamolo). E poi mai erano state uccise così tante persone. Mai s’era vista una donna sgozzare un bimbo di tre anni. Tutte queste cose, insieme, non s’erano mai viste. Mai.
Siamo dunque di fronte a una delle massime manifestazioni del mistero del male. Ci sarebbe voluto un Buzzati, per descrivere il mostro che ha preso forma. Aspettiamoci invece di assistere a una sequela di pseudo-spiegazioni che, se non fossero tragiche, sarebbero solo ridicole.
Ne abbiamo avuto un assaggio già ieri. In mattinata, seguendo una peraltro ben fatta trasmissione di Radio Popolare, c’è toccato sentire, testualmente, che «questa è l’Italia di Berlusconi e di Bossi», patria dell’intolleranza e del razzismo. Lo ha detto un ascoltatore al telefono, ma la conduttrice s’è ben guardata dall’eccepire. Così come è stata in silenzio quando un altro ospite di quel «microfono aperto» ha detto che (testuale pure qui) «è colpa del precedente governo», e quando un altro ancora ha tirato in ballo «lo scontro di civiltà», dicendo che gli assassini sono potenziali «lettori di Giuliano Ferrara». La conduttrice ha bacchettato sulle dita, invece, un altro ascoltatore che si permetteva di dissentire da tante miserevoli affermazioni. Affermazioni che poi abbiamo rivisto in quantità sul forum aperto via Internet da un grande quotidiano.
Ma che c’entra il razzismo? L’equivoco sul capofamiglia tunisino è durato lo spazio di un mattino: e se c’è un giornale che indicò in lui il colpevole senza concedere il beneficio del dubbio, questi è Repubblica, certo non sospettabile di razzismo filo-leghista. Non vogliamo infierire su Repubblica, che fu indotta in errore da incaute dichiarazioni degli inquirenti; vogliamo dire che il razzismo non c’entra nulla. Tra parentesi, le vittime sono pure italiane.
Aspettiamocelo, comunque: cercheranno di spiegarci tanto orrore con la politica, con la psicologia, con la sociologia. Ma perché affannarsi tanto nel cercare una spiegazione razionale? Esiste forse un movente che renda davvero ragione di un omicidio, di qualsiasi omicidio? La storia ci ha insegnato che il male è, spesso, terribilmente banale. E la vicenda di Erba ci mostra che anche per il pianto di un bambino, e per una causa da poche migliaia di euro, l’uomo è purtroppo capace di arrivare a tanto.