Mistero nell'oceano: caccia all'equipaggio dello yacht fantasma

da Londra
La tavola era apparecchiata. Lo schermo di un computer portatile era ancora collegato, degli occhiali da sole erano appoggiati su un bancone di fronte a delle sedie vuote. Tutto sembrava assolutamente normale a bordo del catamarano Kaz II, uno yacht di 12 metri ritrovato a nord del Queensland, a 160 chilometri a est di Townsville. Le vele erano issate, il motore funzionante, radio e posizionamento satellitare in regola, dei portafogli erano ben visibili su un tavolo. Soltanto l’equipaggio era scomparso. «È come se fossero semplicemente scesi dalla nave» ha spiegato Trevor Wilson, il pilota di uno degli elicotteri inviati sul posto per capire cosa fosse accaduto.

La polizia, insieme alle autorità australiane sta tutt’ora cercando di risolvere quello che appare un vero e proprio mistero. L’imbarcazione, che aveva preso il largo domenica scorsa diretta verso l’Australia occidentale, era stata avvistata mercoledì dalla guardia costiera nei pressi della Grande Barriera corallina. Andava alla deriva: dell’equipaggio, composto da tre uomini, nessuna traccia. Tutti originari di Perth, lo skipper di 56 anni Derek Batten e i suoi amici Peter e James Tunstead, due fratelli di 69 e 63 anni, si erano «volatilizzati ». Nove aerei da ricognizione e due elicotteri li stanno cercando ormai da quattro giorni lungo un’area lunga circa 700 miglia, ma finora senza successo. Da quanto scriveva ieri il quotidiano britannico The Times, il catamarano era stato acquistato la scorsa settimana in una località chiamata Airlie Beach dai tre che avevano pianificato un lungo viaggio in Australia da una parte all’altra del continente.

La figlia di uno dei due fratelli, Keryn Grey, ha detto ai giornalisti di sperare che il padre si trovi una scialuppa dopo aver abbandonato la barca. «Forse quegli scemi hanno dimenticato di gettare l’ancora eppoi la nave si è allontanata e loro non sono stati capaci di riprenderla » ha provato a rincuorarsi la donna. Keryn ha spiegato che quello avrebbe dovuto essere il viaggio della loro vita: sei, otto settimane tra le onde. I naviganti avrebbero dovuto fermarsi ogni notte, gettare l’ancora ogni volta in un posto nuovo e riprendere la traversata il giorno dopo. Ma a quanto pare qualcosa non ha funzionato anche se ancora non si sa che cosa. Il catamarano, che è stato rimorchiato a Townsville per essere esaminato, non presenta danni a parte una vela strappata e pensare ad un incidente causato dal maltempo appare inverosimile. «In questo caso tutto sembra veramente strano – ha dichiarato il capo della polizia del nord Queensland, Roy Wall –, il tempo sia domenica che lunedì era buono, il mare era calmo e le condizioni eccellenti per la vela. Non c’è quindi alcun motivo per ritenere che i tre uomini possano essere caduti in mare a causa del maltempo».

L’analisi delle attrezzature di bordo potrebbe essere di aiuto nelle ricerche. «I dati del navigatore e del computer – ha aggiunto Wall – dovrebbero consentirci di risalire a dove lo yacht è stato negli ultimi giorni e di definire nel dettaglio l’area di ricerca». l mistero del «Kaz II» è già stato paragonato a quello del Mary Celeste, un catamarano fantasma, trovato abbandonato il 5 dicembre del 1872 sulle coste del Portogallo. Anche in questo caso l’imbarcazione non presentava danni e a bordo c’erano i resti ancora caldi di un pranzo lasciato a metà. Non si seppe mai che fine abbiano fatto le dieci persone che si trovavano a bordo. La storia del Mary Celeste fu resa poi celebre dallo scrittore Arthur Conan Doyle che l’arricchì di dettagli e teorie che tentavano di spiegare la scomparsa dell’equipaggio e il suo mistero è diventato persino il soggetto di una puntata del noto serial televisivo «Doctor Who». Ora, con incredibili similitudini, la storia sembra ripetersi anche se le squadre di soccorso in questo caso dispongono di strumenti ricognitivi molto più sofisticati.