Mistero sui barboni ammazzati nel parco

Come nel migliore dei film gialli, tutti gli indizi non fanno una prova. Almeno non fanno quella risolutiva, quella che spazza via le nubi del dubbio e scioglie i misteri legati ai due morti ammazzati trovati ieri nell’area verde lungo via Lemonia, vasta striscia di terra parallela alla Tuscolana che, poco più avanti, si confonde con la macchia madida di storia del parco degli Acquedotti.
I fatti: sono le 5 del mattino quando un passante chiama la sala operativa del 118 dicendo di aver visto un uomo a terra. Il medico ne constata la morte e allerta la polizia che perlustra la zona e, a 200 metri di distanza dal primo cadavere, ne trova un secondo. Con caratteristiche analoghe al primo: tratti somatici dell’Europa dell’Est, chiaramente un clochard tra i 30 e i 40 anni. Entrambi presentano delle ferite da corpo contundente e da taglio, ematomi sul volto e sulla testa. Uno dei due ha anche la mandibola fratturata. Gli inquirenti si guardano in giro, indagano, chiedono lumi ai residenti e agli altri barboni della zona, numerosissimi. Finalmente emettono il loro provvisorio verdetto, illuminante quanto verosimile: i due sarebbero rimasti uccisi al termine di una colluttazione reciproca. Se le sarebbero date di santa ragione, dopo essersele promesse da un po’ di tempo. In tanti li avevano sentiti litigare già dalla sera prima, dare forma all’espressione massima della guerra tra poveri: uno rubava l’elemosina all’altro, l’altro non gradiva la presenza del primo nella sua fetta di parco, nella sua casa con tetto stellato dove da un po’ di tempo passava la notte, esaurito il suo questuante girovagare nel quartiere Prenestino. In più, i rilievi escludevano la presenza di una terza persona sulla scena del crimine. Il copione sembrava dunque già scritto: una bottiglia di alcol di troppo, qualche spintone, l’ennesimo insulto e la frittata sembrava bella che cucinata.
Passa qualche ora, però, e la musica cambia. I barboni, dicono ora gli investigatori coordinati dal vice questore Vittorio Rizzi, potevano non essere soli. Qualcuno può aver preso parte alla rissa conclusa tragicamente, anche se solo l’esame del dna sui corpi potrà fornire conferme in tal senso. E questo qualcuno, su cui al momento è possibile fare solo delle congetture, potrebbe essere noto a entrambi. «Quei due, un polacco e un romeno, erano tranquilli. È vero, bevevano un po’, chiedevano l’elemosina, ma non avevano mai dato fastidio a nessuno», racconta un anziano che abita a via Lucio Papirio, proprio all’angolo con via Lemonia e il parco, pretendendo di restare anonimo. «Di recente - continua - si vedevano in giro due romeni che chiedevano il “pizzo” a tutti i barboni che vivono nel parco. Sono armati e pericolosi e qualche volta danno fastidio anche a noi. Forse - ma chi può dirlo con certezza? - quei due si sono rifiutati di pagare: è probabile che li abbiano fatti fuori per questo».
L’ipotesi, perché di questo per ora si tratta, potrebbe essere suffragata non solo dalle testimonianze di altri abitanti del quartiere, ma anche dei precedenti che hanno reso poco tranquilla la vita di quanti hanno una casa o un’attività commerciale nei dintorni del parco degli Acquedotti. Come documentato in più di un’occasione su queste pagine, sono stati tanti i furti ai negozi e ai privati cittadini, in alcuni casi minorenni, avvenuti nell’area. Come sono state parecchie le estorsioni subite proprio dai senzatetto che vivevano in capanne o alloggi improvvisati a poche centinaia di metri dalla Tuscolana. In quella circostanza si era parlato di una gang armata di romeni che trascorreva la giornata in un vicino bar e, a turno, dava fastidio un po’ a tutti: spaccando saracinesche di notte, compiendo piccoli furti e chiedendo il «pizzo» ai disperati che vivevano di elemosine.
Lo sgombero della baraccopoli eseguito pochi mesi fa dall’Ama ha sicuramente smussato il fenomeno, ma non l’ha potuto troncare di netto. E il dubbio che il tragico episodio di ieri sia in qualche modo connesso a questo stato di cose è venuto a parecchi. Come in tutti i gialli che si rispettano, se un movente c’è, allora è possibile che la sua scia conduca al colpevole.
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