Mistero sull’eredità Agnelli: "Ci sono conti ancora nascosti"

Si apre la causa contro i gestori del patrimonio dell’Avvocato. Margherita batte cassa: "Io e donna Marella all’oscuro di tutto". Impero di oltre due miliardi

Il prossimo venticinque di aprile, festa della Liberazione, tutti in Marocco, a Marrakech, nella villa di donna Marella Agnelli, confetti, champagne e partecipazioni XXL per Ginevra Elkann e Giovanni Gaetani dell’Aquila d’Aragona, sposi. Non si parlerebbe d’altro in casa degli Agnelli se ieri mattina, nel sito meno allegro del tribunale civile di Torino, corso Vittorio Emanuele, dirimpetto alle carceri Nuove, non fosse andata in aula la prima udienza, con rinvio da protocollo, della causa intentata da Margherita Agnelli de Pahlen alla madre sua donna Marella di cui sopra e, innanzitutto, ai tre gestori, detti tali, del patrimonio del padre Gianni: trattasi di Gian Luigi Gabetti, di Franzo Grande Stevens e di Sigfried Maron.

Rappresentata dal legale di fiducia e di battaglia, l’avvocato Abbatescianni, la figlia dell’Avvocato ha aggiunto gocce acide a una vicenda già avvelenata da qualche mese, chiarendo subito di essere stata costretta alla citazione in giudizio della propria madre: «Perché la legge italiana così impone per la coerede, ma si è ricamato molto su questo malinteso, così strumentalizzando e cercando di spostare l’attenzione dai fatti contingenti». Quali sarebbero i fatti contingenti? Elementare, il patrimonio effettivo di Gianni Agnelli, una cifra che si aggirerebbe sui due miliardi di euro e che risulterebbe dall’accertamento di numero 7 posti barca per imbarcazioni di prestigio, non dunque gozzi con tendalino, situati in 7 località di prestigio del sud della Francia; quindi un paio di dimore, avrebbe detto l’Avvocato, a New York e a Parigi, di cui non si conosceva l’esistenza, da parte dei parenti stretti e affini, dovrei ritenere; il resto della cifra deriverebbe da calcoli e proiezioni fatte sulla pubblicazione dei redditi dell’Avvocato, apparsa su un numero di Forbes dieci anni orsono: un miliardo e settecento milioni di dollari.

Mettici pure l’11 settembre, mettici la crisi delle Borse e la recessione ma il monte premi si sarebbe ulteriormente gonfiato e dunque Margherita Agnelli si è stufata di sfogliarsi, vuole la verità e per voce dell’avvocato Abbatescianni, dinanzi al giudice Brunella Rosso, ha precisato che è necessario avere un rendiconto del patrimonio del padre che porterà alla luce altre proprietà, cioè società, in Italia e all’estero, di tale complessità al punto che né lei né sua madre ne erano a conoscenza. Insomma un raggiro di quelli clamorosi, un gioco delle tre carte per far scomparire una colossale eredità che non si è esaurita, stando alla tesi di Margherita, nella suddivisione avvenuta nel duemila e quattro, quando l’accordo era soprattutto «volto a stabilire di nuovo il clima di pace e di serenità familiare», queste ultime sono parole dell’erede «tradita» che porta poi il colpo al fegato: «Ciò nonostante la pace non ritorna perché l’opacità ha prevalso su quell’accordo e la non chiarezza di una comunione ereditaria condivisa». Per firmare la pace non sono bastati 109 milioni liquidi che sarebbero stati versati a Margherita, anche se il figlio John, due anni fa, si lasciò andare a una strana frase a commento della vicenda sgradevole: «Centonove milioni? Di più, molto di più».

Sarà più facile per Fiat raggiungere il patto con Chrysler che mettere d’accordo Margherita Agnelli con Gabetti-Grande Stevens-Maron, il trio che già si è separato nelle tesi di difesa. Maron ha infatti tentato, insieme con donna Marella, di ritenere non competente la giustizia italiana, essendo lui, come la vedova dell’Avvocato, cittadino svizzero, richiesta respinta dal tribunale. Franzo Grande Stevens ha ribadito di avere svolto soltanto consulenze legali, infatti veniva chiamato l’avvocato dell’Avvocato; infine Gian Luigi Gabetti dice di essere totalmente estraneo alla gestione del patrimonio personale del presidente della Fiat.
Il nove maggio e il 9 giugno prossime udienze. Intanto il venticinque aprile tutti a Marrakech. Non proprio tutti.