È mistero sulle cartelle cliniche del ragazzo morto in carcere

RomaCertificati medici mostrati alle telecamere dei tg nazionali e negati ai parenti. Carabinieri e polizia penitenziaria che fanno a gara a scrollarsi di dosso le responsabilità. La morte di Stefano Cucchi, 31 anni, ex tossicodipendente, una vita difficile alle spalle e tanta voglia di ricominciare, merita risposte.
Ieri nuovi testimoni sono stati ascoltati dalla Procura di Roma, che ha aperto un’inchiesta per omicidio preterintenzionale contro ignoti, per chiarire cosa sia accaduto al geometra di 31 anni, arrestato la notte tra il 15 e il 16 ottobre con 20 grammi di droga in tasca e morto il 22, dopo sei giorni di inspiegabile calvario, fatto di visite e trasferimenti da una caserma all’altra, dal Tribunale al penitenziario di Regina Coeli, dall’ospedale Fatebenefratelli al Pertini. L’unica certezza è che il 16 ottobre, il giorno del processo a Piazzale Clodio, Cucchi era magrissimo e aveva il volto gonfio. Ma niente più. Qualche ora dopo la sentenza, però, un medico del tribunale eppoi uno del Fatebenefratelli hanno accertato ecchimosi al volto e la frattura di due vertebre. Cosa è accaduto in quello spazio di tempo? La famiglia non lo sa, perché l’ultima volta che ha visto vivo Stefano è stato al processo.
La verità può venir fuori solo dallo studio delle cartelle cliniche. Ieri il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, il senatore Ignazio Marino, ha inviato il Nas al Pertini per raccogliere tutta la documentazione disponibile. Martedì, invece, il ministro della Giustizia Angelino Alfano riferirà in Senato.
Il «rapido accertamento della verità» è stato chiesto anche dal sindacato di polizia penitenziaria Osapp, che ha svelato particolari fino a ora non emersi. Il giorno del processo, infatti, Cucchi sarebbe stato visitato a piazzale Clodio. Sul certificato si parla di «lesioni ecchimodiche in regione palpebrale inferiori bilateralmente» e si prescrive un analgesico al giovane, che accusava dolori alla schiena e alle gambe. Terminata la visita però, in attesa del trasferimento a Regina Coeli, il trentunenne venne accompagnato in una delle camere di sicurezza del Tribunale, dove rimase un’ora e mezza con altri detenuti.
Ieri il pm Vincenzo Barba ha sentito l’equipaggio dell’ambulanza chiamata la sera del 15 ottobre dai carabinieri di Tor Sapienza, dove il geometra aveva passato la prima notte dopo il fermo per droga e nei prossimi giorni toccherà ai detenuti che il 16 ottobre erano in cella con lui. La Procura ha poi nominato altri tre medici legali che affiancheranno il professor Tancredi nell’esame del carteggio e della documentazione fotografica stilati in sede di autopsia. Proprio dai referti medici e dai risultati delle nuove analisi potrebbe arrivare la soluzione del giallo.