Misurare il tempo? Basta una sola lancetta

L’urbanista e sociologo americano Lewis Mumford ha scritto: «L’orologio, più della macchina a vapore, è l’oggetto che meglio contraddistingue l’era industriale». Negli ultimi secoli l’uomo è diventato sempre più dipendente dal tempo. La misurazione del tempo è diventata in misura crescente una necessità legata al rispetto di obblighi e vincoli. L’instaurarsi di ritmi frenetici ci porta a pensare che sia necessario sapere, oltre che in quale giorno e in quale ora ci troviamo, anche in quale minuto e in quale secondo siamo nello scorrere del tempo. Eppure non è esattamente così. Nella maggior parte delle situazioni della nostra vita quotidiana, l’essere in ritardo o in anticipo di due o tre minuti, non fa la differenza. Se vogliamo evitare di perdere un treno o un aereo è bene essere alla stazione o al gate almeno cinque o dieci minuti prima della partenza o dell’imbarco. Non due e trenta secondi, per esempio. I modelli di vita e di lavoro odierni ci portano a diventare dipendenti del tempo a un livello tale che rischiamo di veder diminuire le nostre capacità di riflettere e di decidere in modo autonomo. Eppure, paradossalmente, proprio l’evoluzione della società industriale verso una società della conoscenza ci impone, se desideriamo avere successo in qualche campo, di prenderci il tempo per pensare e decidere cosa sia giusto o meno secondo la nostra testa. Lasciarci travolgere dagli agenti esterni, inclusi quelli temporali, ci predispone a essere colpiti da qualche cosiddetta «malattia della civilizzazione» o dalla sindrome Burnout (bruciati, scoppiati): un esito al quale non vanno incontro solo i manager ma sempre più categorie professionali.
Riappropriarsi del tempo significa, in alcuni casi, poter provare un senso di «decelerazione» del tempo stesso. A ritmi più umani e governabili. Il che non vuol dire diventare meno diligenti e precisi nell’affrontare la vita quotidiana. Si traduce in un essere più autodeterminati, calmi, sicuri di quello che vogliamo e in pace con noi stessi. Può un orologio accompagnarci nel cambiare in positivo il nostro atteggiamento verso il tempo? MeisterSinger, produttore tedesco noto soprattutto per i suoi orologi monolancetta, mette questa convinzione alla base della propria filosofia. E ricorda quello che il fisico Albert Einstein disse una volta: «Il tempo è quello che leggete sul vostro orologio». Un’opinione, in quanto tale, «opinabile»: secondo molto filosofi, infatti, il tempo è una dimensione prevalentemente soggettiva. Questo non toglie che per tutti esista un aspetto condiviso del tempo, del quale l’orologio è un rivelatore sempre più accurato. Considerando le due verità - quella della percezione psicologica e quella della misurabilità oggettiva - possiamo affermare che anche il modo in cui un orologio ci mostra il tempo contribuisce a differenziare la nostra impressione dello stesso. Prima della rivoluzione industriale, gli orologi meccanici avevano una sola lancetta: quella delle ore. Solo successivamente è stata introdotta la lancetta dei minuti. Nel concepire i suoi orologi monolancetta, distribuiti nel nostro Paese da B & P Movitalia, la casa di Münster si è ispirata alle origini dell’orologeria.