Misure contro la crisi: al via i Tremonti-bond ecco come funzionano

Ok ai prestiti del Tesoro, ma per ottenerli le banche dovranno impegnarsi a sospendere per dodici mesi le rate dei mutui per cassintegrati e disoccupati. Il ministro: ci saranno verifiche sul finanziamento all'economia reale 

Roma - I "Tremonti bond" sono operativi. Il ministro dell’Economia ha firmato il decreto che concede il via libera alla sottoscrizione, da parte del Tesoro, delle obbligazioni subordinate emesse dalle banche quotate al fine di rafforzare il loro capitale di vigilanza. Ora le clausole dell’operazione sono all’esame delle banche: e il mercato sconta l’interesse di almeno quattro grandi gruppi, Unicredit, Intesa, Monte dei Paschi e Banco Popolare. "Non appena avremo il testo completo, decideremo in tempi rapidi", conferma Giovanni Bazoli.

Obama bond Una vena «alla Obama» caratterizza l’ultima versione del decreto. Fra gli impegni che il Tesoro chiede alle banche per sottoscrivere il bond ci sono cinque punti di carattere etico-sociale: 1) il contributo finanziario per rafforzare il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; 2) l’aumento delle risorse da mettere a disposizione per il credito alle piccole e medie imprese; 3) la sospensione del pagamento dei ratei del mutuo casa per almeno 12 mesi a favore dei lavoratori in cassa integrazione o che percepiscono il sussidio di disoccupazione; 4) la promozione di accordi per anticipare le risorse necessarie alle imprese per il pagamento della cassa integrazione; 5) l’adozione di un codice etico. «Questi impegni, e il più generale andamento del credito all’economia - ricorda una nota del Tesoro - saranno oggetto di attento monitoraggio, sul modello applicato con successo in Francia». In un’intervista televisiva, Tremonti ricorda che «i bond servono alle piccole e medie imprese che avranno più credito per affrontare la crisi», e che le banche richiedenti saranno controllate da commissioni prefettizie. Ogni tre mesi la Banca d’Italia trasmetterà al ministero i dati sul credito, regione per regione.

I costi
I costi per le banche emittenti sono «importanti», come li definisce il presidente dell’Abi Corrado Faissola, anche se inferiori all’iniziale versione del decreto. La cedola annuale dell’obbligazione è compresa tra il 7,5 e l’8,5% per i primi anni, e aumenta con il passare del tempo. Il coupon iniziale al 7,5% è riservato alle banche che prevedono un intervento di lungo periodo; il premio sul prezzo di riscatto aumenta col tempo. La cedola all’8,5% vale per le banche che non intendono superare i 4 anni, ottenendo il rimborso alla pari. Possibile, infine, una terza via: accanto al Tesoro, i bond possono essere sottoscritti per almeno il 30% del totale da privati (con dei limiti, ad esempio non da enti locali). In questo caso il rendimento delle obbligazioni è più basso. In ogni caso, l’importo delle sottoscrizioni di titoli non può superare il 2% del valore delle attività della banca emittente.

Ruolo Bankitalia
Via Nazionale avrà un ruolo importante nell’operazione bond. Le domande giungono infatti contemporaneamente al Tesoro e alla Banca d’Italia, che conduce l’istruttoria valutando l’adeguatezza patrimoniale e il profilo di rischio della banca richiedente. Bankitalia esamina anche le caratteristiche delle obbligazioni, la conformità alle norme del decreto e agli obblighi contenuti nell’allegato. Gli istituti devono infatti sottoscrivere un protocollo in cui si impegnano a garantire il credito all’economia, e a introdurre un codice etico che comprende trasparenza nelle retribuzioni degli executive.

Dodici miliardi 
Il decreto, che attua l’articolo 12 delle norme «anticrisi», non prevede esplicitamente un limite alla sottoscrizione pubblica dei «Tremonti bond». Il premier Berlusconi ha parlato più volte di 10-12 miliardi a disposizione delle banche. Gli accordi presi con Bruxelles, e la natura di prestito dello strumento, consentono al Tesoro di computare gli esborsi a debito; dunque nessun appesantimento del deficit pubblico 2009, anno per il quale è prevista l’emissione dei bond. «Il decreto rispecchia le principali aspettative dell’industria bancaria - osserva Faissola - e i banchieri decideranno autonomamente il da farsi». I tecnici si metteranno subito al lavoro, poi le decisioni spetteranno ai cda delle banche. Per Bazoli, presidente di Intesa, Silvio Berlusconi «ha fatto bene a chiarire che le nazionalizzazioni bancarie non riguardano l’Italia».