Misure «drastiche» nel programma per risanare Roma

Alemanno: entro settembre presenteremo un piano di sacrifici per realizzare federalismo fiscale e varare la riforma per la capitale

Un piano «drastico», subito dopo l’estate. La «prima» di Gianni Alemanno da presidente del consiglio nazionale dell’Anci (eletto all’unanimità due giorni fa) diventa l’occasione per indicare la via, non indolore, per risollevare le sorti delle finanze capitoline. Nel suo discorso alla conferenza programmatica dell’Associazione dei comuni italiani, il sindaco della capitale non si è affidato a troppi giri di parole: «A settembre - l’annuncio - presenteremo un progetto di risanamento drastico per il comune di Roma».
Un piano legato a quanto accennato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nella sua conferenza in Campidoglio dello scorso 18 giugno, a proposito del ruolo di «laboratorio del federalismo fiscale» assegnato dal governo alla capitale. E proprio a questo aspetto, come al varo per la riforma per Roma Capitale, si legherà il piano di risanamento annunciato da Alemanno. Che nel suo nuovo ruolo Anci, ha esteso il valore delle novità anche agli altri comuni. «Occorre evitare che al centralismo statale si sostituisca un centralismo regionale, con un federalismo solo delle regioni. Ma Tremonti ci ha assicurato che la riforma coinvolgerà anche i comuni», ha spiegato Alemanno, prima di ribadire che il ruolo del Campidoglio sarà strategico: «Siamo di fronte alla grande riforma del federalismo fiscale e patrimoniale, e vogliamo che Roma non si presenti come capitale del centralismo, ma come modello di federalismo, che è un modo di costruire unità partendo dal basso». E proprio in un momento difficile, con il decreto fiscale dell’esecutivo che «ha richiesto sacrifici agli enti locali», il federalismo fiscale permetterà di passare «a una logica in cui i territori competitivi possano essere trainanti, e i risultati positivi abbiano sicuri e immediati ritorni». Un modo per premiare le aree virtuose, senza trascurare «perequazione e solidarietà». E in questo senso, a proposito di Roma Capitale, Alemanno ha ricordato che la Città eterna «non pretende strade particolari», ma appunto il «drastico» piano che arriverà in autunno: «Ciò dimostra - ha spiegato il sindaco - che la risposta a una situazione di emergenza si fa con il sacrificio, partendo dal territorio». Quindi, con un po’ di lacrime e sangue, e presumibilmente lavorando di forbice sugli sprechi della macchina comunale e dei suoi tanti gangli (a cominciare dalla Holding delle spa capitoline, entro la fine dell’anno federalismo fiscale e riforma per roma Capitale dovrebbero essere in porto. Un primo passo verso gli accorati inviti a «invertire la tendenza inerziale del bilancio», contenuti nella ormai celebre relazione sulla situazione finanziaria del Campidoglio della Ragioneria finanziaria dello Stato. Anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ieri ha detto la sua sul tema dei debiti della Capitale. Dopo aver rivelato di aver incontrato Alemanno, il titolare del Viminale ha spiegato che la situazione di «pre-dissesto» in cui versa il Campidoglio è dovuta «anche all’utilizzo di strumenti finanziari come i derivati». Un uso che spesso, secondo Maroni, a causa del bisogno di reperire risorse finisce per diventare abuso.