"Misure necessarie, vicine alle proposte Pd"

La bozza di ddl tendente a ridurre in futuro i disagi nei trasporti, prevede che per proclamare uno sciopero sia necessario un referendum obbligatorio, a meno che non si tratti di proclamazione da parte di sindacati con più del 50% di rappresentatività. Il Giornale ne ha parlato con il giurislavorista Pietro Ichino, senatore del Partito democratico.

Professore, come giudica nel suo insieme questa bozza?
«Per quel poco che mi è dato sapere per ora, mi sembra che ricalchi abbastanza da vicino due disegni di legge del Pd: quello sullo sciopero virtuale, destinato all’applicazione in tutti i settori, che abbiamo presentato il 30 ottobre 2008 (n. 1170), primi firmatari Ichino, Treu, Morando, Bianco; e quello sullo sciopero nei trasporti pubblici, che abbiamo discusso con i sindacati maggiori e con gli imprenditori fin dal novembre scorso, e che ho presentato alla Presidenza del Senato proprio oggi. Li si possono leggere entrambi nel mio sito: www.pietroichino.it».

La ritiene limitativa del diritto di sciopero, punendo una categoria rispetto alle altre?
«In quasi tutti i comparti del settore trasporti, da decenni, in Italia si registra una frequenza degli scioperi superiore a uno al mese: dagli aerei, ai trasporti municipali, ai treni. È un dato del tutto abnorme ed è un fenomeno peculiare: non accade in alcun altro settore. Questo spiega perché anche il Pd si fosse posto il problema e stesse lavorando a una soluzione ragionevole, ispirata ai migliori modelli europei».

Quali modelli?
«In tutti i maggiori Paesi europei - esclusa solo la Francia - vige, in una forma o nell’altra, un requisito maggioritario per la proclamazione dello sciopero: penso a Germania, Spagna, Gran Bretagna e Grecia».

Pensa che questo tipo di intervento potrebbe prestare il fianco a un’eccezione di costituzionalità?
«Non mi pare proprio: l’articolo 40 stabilisce che il diritto di sciopero si esercita secondo le leggi che lo regolano: la legge ordinaria può dunque intervenire. E non si vede perché dovrebbe essere incostituzionale da noi una regola che si applica pacificamente in tanti altri Paesi».

Pensa invece che sarebbe possibile applicare la medesima ratio anche ad altri settori? E se sì, quali?
«In linea teorica potrebbe accadere. Ma il problema del tasso abnorme di scioperi si presenta solo nel settore dei trasporti: negli altri settori dei servizi pubblici, la legge oggi vigente ha dato buona prova. Non vedo pertanto il motivo per cui si dovrebbe ora intervenire al di fuori del settore dove il problema si pone».

Come valuta il comportamento della maggioranza in materia di lavoro e diritti sindacali?
«Le imputo un’inerzia totale nell’affrontare il grande problema dell’apartheid fra protetti e precari: il Governo continua a raschiare brandelli di flessibilità sempre soltanto a carico della metà precaria della forza-lavoro. Nei giorni scorsi il ministro Sacconi ha ricevuto due lettere aperte, rispettivamente da un gruppo di 70 imprese di medie e grandi dimensioni e da un folto gruppo di giovani di tutte le parti d'Italia, che lo sollecitano a promuovere il progetto per la transizione a un regime di flexsecurity. Si tratta di coniugare la massima possibile flessibilità per le imprese con la massima possibile sicurezza per le nuove generazioni di lavoratori, secondo il modello scandinavo. Mi piacerebbe che il ministro rispondesse positivamente a quelle due lettere».