Le misure-tampone non servono

di Sergio Rotondo

Niente in contrario contro le Ztl, zone a traffico limitato, cioè le isole pedonali. Ben vengano, anzi, se e quando servono a migliorare la viabilità e a diminuire l'inquinamento atmosferico. Ben vengano se e quando fanno parte di un progetto, anche a lunghissima scadenza, che renda il traffico di Milano più scorrevole e più logico.
Non ci sembra sia il caso dell’esperimento messo in atto dal Comune da lunedì a ieri nella cosiddetta Milano Romana. Come dice il vicesindaco De Corato è la prima volta che nella nostra città un progetto viabilistico viene studiato sul campo e non a tavolino. «Volevamo studiare la fattibilità della Ztl in condizioni reali, nei momenti di maggior traffico».
Peccato, però, che non sia stato avvisato nessuno a parte i vigili mandati nei punti di accesso della eventuale Ztl a bloccare le auto: così migliaia di automobilisti abituati a percorrere quelle vie senza alcun problema sono stati fermati e costretti a tornare indietro e, vista la totale mancanza di cartelli e di indicazioni, solo dopo aver chiesto ai ghisa il motivo di questa improvvisa chiusura e il percorso alternativo.
Ovviamente ne sono derivati disagi, incomprensioni e inevitabili nervosismi. Ma sono queste condizioni reali? Se e quando si decide di fare un’isola pedonale all’interno del centro storico (ma anche in periferia) i cittadini di solito vengono avvisati; se ne parla sui giornali, nei telegiornali locali, vengono suggeriti i percorsi alternativi prima di chiudere la zona non certo a zona già chiusa.
Ma non è tanto questo il problema. Si è trattato di un esperimento, vedremo se avrà un futuro, o meno.
Il vero problema, e la notizia è stata data proprio ieri dal «Giornale», è che il traffico, la viabilità, le multe sono diventati la prima preoccupazione dei milanesi. Stando ai dati della ricerca Ipsos, ingorghi, imbottigliamenti, parcheggi e ritardi angosciano i milanesi assai più dell’economia e dell’occupazione, della sicurezza, dell’immigrazione e dell’ambiente.
A pochi mesi dalle elezioni comunali (si voterà nel prossimo aprile) la giunta Moratti dovrebbe tener conto di questo dato e agire di conseguenza. Anche perché l’impressione che hanno i cittadini è che, su questi problemi, ci si muova un po’ a casaccio, un po’ alla giornata. Manca, o se c’è non è stato pubblicizzato, un piano strutturale (ripeto anche a lunghissima scadenza) che prenda in considerazione i problemi ambientali, i problemi di circolazione, il problema dei parcheggi, l’incremento del trasporto pubblico (in particolare di quello sotterraneo), il problema del carico e dello scarico merci, ma anche, e soprattutto, le esigenze di spostamento dei milanesi.
Soltanto mettendo assieme tutti questi fattori si potrà arrivare, forse, a risolvere i problemi del traffico. Spostare il fiume di auto da una parte all’altra della città serve a ben poco. Ma, evidentemente, un progetto del genere richiede studi di fattibilità assai complessi, enormi investimenti e svariati anni per realizzarlo. Occorrerebbe, dunque, un accordo fra maggioranza e opposizione e l’impegno che chiunque governerà a Palazzo Marino nei prossimi 10-15 anni, lo porti avanti. Chiudere qualche strada al traffico, all’improvviso, un lunedì mattina, al cittadino sembra più un capriccio che un progetto.