MITI SFATATI

«Le idee di Berlusconi sono state sconfitte perché lui si riconosce in Bush che è il vero perdente di questo voto». Walter Veltroni, anche nel day after delle elezioni americane, ha continuato ad attribuire al risultato delle urne un valore salvifico per le sorti del Pd. Una sorta di marchio di garanzia internazionale che renderebbe i veltroniani più adatti al governo dell’Italia.
A parte il fatto che ai democrat tricolore toccherà far opposizione per altri cinque anni, c’è una particolarità non trascurabile. A livello programmatico, checché ne dica Veltroni, le somiglianze tra le proposte di Obama e quelle del Pd sono molte meno rispetto a quelle con il Pdl.
Economia. Uno dei punti-cardine della politica economica del presidente Obama sarà il miglioramento delle condizioni delle classi più disagiate. Il pezzo forte è una detrazione di mille dollari alle famiglie meno abbienti per pagare le bollette. La copertura finanziaria del provvedimento sarà garantita da un’imposta ad hoc sugli extraprofitti alle compagnie petrolifere. La social card del ministro Tremonti finanziata dalla Robin tax è praticamente la stessa cosa e il titolare del Tesoro non ha mai mancato di metterlo in evidenza. Niente a che vedere con le detrazioni Irpef per i meno abbienti sponsorizzate da Veltroni che comunque ha in comune con Obama la proposta di aumentare i salari.
Scuola. Il ministro dell’Istruzione Gelmini ha recentemente dichiarato di ispirarsi al neoeletto presidente Usa. E difatti le convergenze dei progetti per il settore education sono evidenti. Obama e il suo vice Biden intendono aumentare le retribuzioni per i docenti che ottengono «consistenti risultati di eccellenza nelle classi»: lo stesso obiettivo della riforma Gelmini. Analogamente, il sostegno agli studenti meritevoli è una priorità per entrambi. La proposta del Pd di valorizzare «merito e impegno» degli insegnanti appare generica. Senza dimenticare che Obama intende rafforzare l’apprendimento dell’inglese per gli studenti non madrelingua con scuole speciali.
Esteri. Secondo Veltroni, Obama sostituirà l’unilateralismo di Bush con il «multipolarismo», ossia con quella diplomazia ramificata sponsorizzata in Italia dai governi di centrosinistra. Non è del tutto vero: il nuovo presidente intende completare il ritiro dall’Irak entro il 2010, ma ha le idee chiare sul rafforzamento dell’azione in Afghanistan e su un maggiore coinvolgimento (anche militare) degli alleati Nato. Allo stesso modo, Washington non accetterà altri atteggiamenti provocatori da parte dell’Iran. Fermezza pure con la Russia: gli Usa interverranno per prevenire escalation simili a quella georgiana e si rivolgeranno direttamente ai russi per promuovere istanze democratiche. Ciò non vuol dire rinunciare ad accordi economici e a coinvolgimenti internazionali. La linea estera di Berlusconi e i rapporti con gli Usa non saranno sconfessati in alcun modo. Anzi.
Israele. Lo Stato ebraico non è mai citato nel programma del Pd. Obama lo considera un partner privilegiato degli Usa che ha diritto a difendersi dalle minacce esterne. Il nuovo inquilino della Casa Bianca riconosce il diritto dei Palestinesi a costituirsi come Stato.
Sicurezza. Una fotocopia. È questo il primo commento che si potrebbe avanzare leggendo le proposte di Obama e Berlusconi per la sicurezza. Contrasto dell’immigrazione clandestina, penalizzazione dello sfruttamento dei lavoratori immigrati, accordi bilaterali per impedire l’accesso indiscriminato e più forze dell’ordine delle città. Su questo punto il Pd ha le idee meno chiare anche se Veltroni si è intestardito nel definire Obama un leader che punta sul «multiculturalismo». Vero, ma sempre nel rispetto della legalità.