Il mitico «Kontiki» riprende il suo viaggio

Gli esordi, il fallimento, i nuovi imprenditori e poi un velo di polvere che sembrava destinato a seppellire le notti magiche

Maria Vittoria Cascino

da Sestri Levante

Ci sbatti dentro solo quando la curva spancia sul pianoro e ridiventa collina. Allora vedi la villa gialla ombreggiata dai pini, i gradini in pietra che fanno strada e l’insegna «Relais San Rocco». Sull’Aurelia che taglia il Bracco fino alla Spezia. Un nome nuovo per una storia lunga sessant’anni. Per una casa che a puntare il mare ci sta dai primi dell’Ottocento. Per una scommessa che qualcuno ha vinto alla grande e qualcun altro ha vissuto come una maledizione. Per gli amori che fanno giri strani e poi ritornano. Nonostante gli anni. Nonostante i sogni. «Era la casa dei nonni. Roba di famiglia. Come fai a lasciare perdere». Già, come fai. Ha ragione Vittoria Vicky Bixio, titolare insieme al fratello Massimo, del Relais, albergo tre stelle, ex Kon Tiki, ex casa di campagna dei nonni. È seduta spalle al mare della Penisola. Guarda la villa con orgoglio. Un anno e mezzo di lavoro ritagliato tra altre decine di impegni di imprenditrice di successo: «L’abbiamo chiamato Relais mica perché fa fico. Prima che costruissero l’autostrada Sestri-La Spezia, l’Aurelia era l’unica via di collegamento fino a Roma. La villa divenne albergo negli anni ’50, una sorta di stazione di sosta, un “relais”, appunto. E poi di fronte c’è il Monte San Rocco con la chiesetta».
L’idea del viaggio, la protezione invocata per i viandanti. La villa gialla si riprende un po’ di quello smalto che i «favolosi» anni Sessanta si sono giocati alla roulette. Adesso ha dieci camere con servizi. Al piano terra prevale il cotto, a quello nobile parquet, tappezzerie rigate nei toni del verde pastello e rosa antico. Poi pezzi di famiglia e foto. L’albergo funziona da ferragosto. «Abbiamo un sito, www.relaissanrocco.com e cerchiamo di entrare nel circuito Bed & Bike, che sfocia poi in una guida turistica. Ma la prima grande occasione adesso è il Salone Nautico». La torretta della villa guarda il mare. Ha una forma particolare, un tempo colorata di bianco, nero e bianco: «Un punto trigonometrico di riferimento per le navi, tutt’ora registrato nei portolani», ricorda il professor David Bixio, papà di Vicky e Massimo. Rigalleggia il ricordo dei banditi del Bracco che infestavano la zona: «Eravamo seduti fuori, sul pianoro. Da sotto li vedevamo arrivare e scappavamo in casa. Loro bussavano e chiedevano cibo. E io, bambino, trattenevo il fiato dietro la cancellata nera della porta».
Passa la guerra, passa il gusto del tè sorseggiato all’ombra dei pini. I Bixio danno in gestione l’area a due imprenditori sestresi. Decine di milioni per costruire il ristorante Kon Tiki, con la sua forma a trifoglio, con la rotonda sul mare. Con la villa straziata che trasformano in albergo. Un’esposizione economica da mille e una notte. Erano gli anno ’50, cominciava la corsa. Che si ferma qui per il Kon Tiki. Nel ’56 il fallimento. Nel ’59 il Tribunale dà la struttura in gestione provvisoria ai giovanissimi Carlo e Armando Carmagnini. Dopo un anno si chiude il fallimento. «I Bixio comprano tutto e noi manteniamo la gestione», ricorda Carlo, che allora aveva 17 anni e coraggio da vendere. Starà lì fino al ’73, giusto i favolosi anni ’60, gli anni mitici del ristorante Kon Tiki. Gli anni non solo dove passavi di lì per forza, ma dove andavi perché c’era la gente giusta. «Abbiamo inventato il camino in sala da pranzo per la carne alla brace. Si cenava al piano terra, sotto e sulla terrazza. Si ballava tutte le sere con l’orchestra dal vivo. Anche i Camaleonti venivano a suonare». Gli chiedi un episodio particolare e lo metti in crisi.
Difficile riaprire il cassetto dei ricordi, anche per lui, che adesso è l’affermato patron del Pescador (sulla strada del porto di Sestri) e ha alle spalle una storia di ristoratore di successo. Difficile riparlare di Brigitte Bardot scatenata in pista, o delle tre limousine americane parcheggiate fuori. Di Errol Flynn che sgusciava le fave seduto sul gradino o di Ugo Tognazzi che dal Covo di Nord Est finiva la serata al Kon Tiki. «Roba di lusso», dicevano i sestresi, che stavano alla larga. Mentre un pezzo di dolce vita si consumava tra i pini del Bracco, dove arrivavano gli amanti clandestini, dove l’albergo era d’appoggio al ristorante, dove qualcuno si fermava perchè se ne innamorava follemente, «come una ricca famiglia peruviana che qui alloggiò per due anni». Carlo, il sigaro spento in bocca, parlerebbe, eccome se parlerebbe. «Ma come fai a spiegare quello che succedeva al Kon Tiki. Avevamo vent’anni...». Un’occhiata per dire «capiscimi...» E ti molla lì, con la voglia matta di vivere un po’ di quella vita nelle storie che non ti racconta.
Nel ’73 Carlo compra il «Carmagnini» sul lungomare di Sestri. Il Kon Tiki perde smalto. Vivacchia fino all’84, quando entra Rudy Ciuffardi, il mitico titolare del Polpo Mario. Lo terrà fino all’89. «Ristorante elegantissimo, lo chef era Polifemo della Frateria di Padre Ligio, non so se mi spiego - ricorda Rudy - Servimmo per primi a Sestri la focaccia al formaggio di Recco e l’albergo funzionava già come bed&breakfast. Avevamo curato la struttura nei particolari, in perfetto stile Bauhaus con autentiche lampade Gropius direttamente dalla Germania e per i pavimenti, palladiane a cinque punte color verde issoria». Dopo di nuovo il buio. Rudy torna alle notti in riva al mare sestrese e del Kon Tiki resta solo l’eco di una vita vissuta a mille. Gestioni sfortunate, anni di chiusura e poi la voglia di rimettersi in gioco. I Bixio lanciano il «Relais» e puntano a creare un borgo, con la trasformazione della trattoria Makallè, poco sotto, in altre camere. Senza contare che all’inizio della salita del Bracco marciano bene la Locanda del Borgo (ex Casa Cantoniera) e il Castelletto di Trigoso. Il ristorante Kon Tiki funziona di nuovo da giugno. Lo chef è Sauro Basso, famiglia di ristoratori notissimi nelle Cinque Terre. Fa tutto, dalla pasta al pane e il prossimo anno attiverà la sala sotto e la terrazza. Altro stile, altro approccio. La dolce vita filtrata dal bon ton si riscopre nel gusto delle piccole cose, nei tramonti gustati dopo una passeggiata, magari nel tè delle cinque. Magari nella voglia di ricominciare. Dall’antica villa gialla, che con charme si prende la sua rivincita.