Mitico o assente se il confronto è da antologia

A mio padre (Newton & Compton, pagg. 202, euro 9,90) è una recente raccolta in versi sul rapporto padre-figlio visto dai poeti, nella certezza che tra le parole degli autori ciascuno riesca a trovare quelle che più si adattano alla propria esperienza. Il rapporto con il padre non è sempre facile o improntato a tenerezza e riconoscenza come quello con la madre. La figura paterna può essere nobile esempio, ispirazione per la vita adulta, oppure estranea, assente, e allora nascono poesie rabbiose e rancorose. Un confronto che segue e segna le generazioni. Si pensi a Il male oscuro di Giuseppe Berto, grande successo degli anni Sessanta (un intellettuale, che spera di riuscire a creare un capolavoro letterario, alla morte del padre piomba nella depressione e nella nevrosi), a Per dove parte questo treno allegro, romanzo d’esordio, negli anni Ottanta, di Sandro Veronesi (uno scapestrato affarista, con soldi in Svizzera, si confronta con un figlio senza ambizioni ma ricco di strane manie), al recente Il padre degli animali (Rizzoli, pagg. 192, euro 16,50) di Andrea Di Consoli: un padre vuole accompagnare il figlio alla scoperta del mondo, ma il mondo è un Sud disperato...