Il mito Gli artisti di oggi e il tema «senza tempo»

Prima, la metafisica di Giorgio De Chirico, con elementi classici reinterpretati a comporre un ideale senza tempo, dove il disegno è innanzitutto segno filosofico e letterario. Poi, l’«istinto» di Gastone Novelli, immagine di una sensualità primitiva insita nella natura e nell’arte o forse nella natura dell’arte. Tra gli estremi di due grandi del Novecento, il mito nelle sue molteplici forme, tra leggenda, favola, incubo e magia, illustrato da sedici artisti contemporanei, da Sandro Chia a Gino De Dominicis, da Luigi Ontani a Enzo Cucchi, da Bruno Ceccobelli a Myriam Laplante. Non poteva che essere il mito, inteso come origine di uomo e universo, ma anche omaggio alla città, il tema di «Mitografie», al museo Carlo Bilotti da domani al 14 giugno, prima mostra della rassegna annuale «Dentro Roma», ideata da Andrea Fogli, che, con Peter Weiermair è curatore dell’esposizione. Tutte le mostre della rassegna, dedicate a temi diversi, saranno curate da un artista e un critico per indagare la contemporaneità da punti di vista diversi, attraverso lavori di autori romani o che vivano nella Capitale, nel tentativo di restituire a Roma la sua centralità nel mondo dell’arte. «Non si tratta solo - dice Fogli - di indagare il rapporto degli artisti con la tradizione iconografica, ma di affrontare la dimensione mitica nella sua interezza, incluse le fiabe dell’infanzia». In questa atmosfera onirica sacro e profano, religione e erotismo si fondono a creare nuovi miti per contrasto, affinità o superamento. Così il Prestigiatore incapace di Chia è l’illusionista che sa nascondere solo le sue mani - quindi la magia - e con Stefano Di Stasio Edipo affronta l’enigma del Sé, guardando, senza riconoscerla, la sua maschera di uomo. Il Mantra di Fogli è la metamorfosi di mani che nascondono un corpo femminile nel volo di un uccello. L’Ermes di Vettor Pisani piange sulle sue ali cadute, a metafora di chiunque abbia perso il desiderio di volare. Una sezione, la Wunderkammer, è dedicata all’intimità del mito, con oggetti personali degli artisti. Qui, la tavolozza di De Chirico, il diario in Grecia di Novelli - non a caso, aperto su un richiamo all’isola sacra di Delos - la tavolozza di Giacomo Balla dalla collezione di Ceccobelli e la rubrica di Giacinto Cerone, che annotava numeri inventati di grandi maestri, da Petrarca a Pasolini.VArn