Mito e realtà per il Canova più «audace»

Fece scalpore il suo nudo di Paolina Bonaparte che celebra la dea Venere

Il candore del marmo statuario, che tanto aveva colpito gli artisti e gli storici dell’arte del neoclassicismo, abbaglia più che mai i visitatori della mostra dedicata ad Antonio Canova (1757-1822), allestita nella Galleria Borghese (fino al 3 febbraio), luogo particolarmente caro allo scultore di Possagno, in occasione del 250° anniversario della sua nascita e del bicentenario del ritratto di Paolina Bonaparte Borghese come Venere Vincitrice. Questa è la seconda di una serie di dieci mostre, imperniate ciascuna su un artista, del quale la Galleria Borghese conserva un capolavoro inamovibile. Oltre 50 opere, tra marmi, bozzetti e disegni, provenienti dai più importanti musei del mondo, ripercorrono la carriera di Canova, evidenziando la sua predilezione per il tema di Venere, associato di volta in volta ad Adone, ad Amore, ad Apollo, a Paride e alle Grazie. Venere Vincitrice, vera protagonista della mostra, ha le sembianze di Paolina, sorella di Napoleone e moglie del principe Camillo Borghese. Canova riprende un aspetto tipico dell’arte romana, quello di abbinare ritratti di personaggi reali a corpi idealizzati di divinità. La figura marmorea è adagiata seminuda su un divano ligneo che nasconde, al suo interno, un meccanismo girevole. Ha in mano l’aureo pomo attribuitole per la sua bellezza da Paride nella mitica gara che l’aveva vista trionfare su Giunone e Minerva. La nudità era un fatto eccezionale per persone di rango come Paolina, ma diventava necessaria per attuare l’immedesimazione nella dea. Il suo corpo, lungi dall’essere volgare, trasmette in effetti un ideale di serenità e di freddezza olimpica. L'opera, particolarmente amata dal principe Camillo tanto da non volersene mai distaccare, colmava il vuoto lasciato dallo splendido Ermafrodito (attualmente al Louvre), uno dei capolavori dell'arte antica, del quale si era dovuto privare per compiacere il cognato Napoleone. Fanno corona alla Paolina-Venere una serie di sculture in qualche modo a lei collegate. Per la prima volta vengono riuniti insieme i quattro Amorini in marmo, derivati tutti da un unico modello che raffigurava nell’atteggiamento di Eros il principino tredicenne Henryk Lubomirski.