Il mito del rock ucciso dal mal di cuore

da Roma

In qualche modo il cerchio si chiude. Così il regista Julien Temple, quello del celebre Absolute Beginners con David Bowie, dopo aver raccontato la band dei Sex Pistols in due film (Number One e Sex Pistols - Oscenità e furore), torna sulla scena punk inglese della fine degli anni '70 con il nuovo e bellissimo documentario Il futuro non è scritto - Joe Strummer, dedicato al leggendario leader dei Clash morto nel 2002. «Pacificamente» è scritto nel press-book che accompagna l'uscita del film in Italia il 29 febbraio, in inglese e con sottotitoli italiani grazie alla coraggiosa Ripley's Film di Angelo Draicchio. Per dire che non si tratta di una conclusione all'insegna della tipica sregolatezza «sesso, droga e rock and roll» o di un suicidio per entrare nel mito ma di un banale quanto fatale problema congenito del cuore. «Se Joe fosse vivo - dice il regista che conosce Strummer fin dagli anni '60 - non avrei probabilmente realizzato questo film. Nel mio cuore c'è molta tristezza perché oltre a essere un grande artista era un grande amico. Ma ho pensato di farlo perché credo che la musica punk ha molto da dire ai giovani soprattutto oggi. È una grande fucina di idee che mi sembrano sempre più importanti».
Sulla stessa linea le decine di intervistati che nelle due ore di film, spesso dietro a un falò purificatore come amava fare spesso lo stesso Joe Strummer, si alternano a una efficacissima ricostruzione d'epoca grazie soprattutto a un lavoro impressionante sul materiale d'archivio. Oltre agli amici e ex membri del gruppo, come il chitarrista Mike Jones il cui allontanamento nel 1982 segna l'inizio della fine dei Clash, troviamo, un po' a sorpresa, le testimonianze di Bono degli U2, Martin Scorsese, Matt Dillon e Johnny Depp. A testimonianza del successo planetario che i Clash ebbero nei primi anni '80 (chi non ricorda titoli come Should I Stay or Should I Go e Rock the Casbah?) e di come questo fenomeno attraversi le generazioni.
Perché per uno Scorsese che dice di essersi ispirato a loro, addirittura per le musiche anni '40 di Toro scatenato, c'è un Bono che li ringrazia «per aver fatto scoprire il mondo a tutti quelli nati nei sobborghi» e c'è un Depp che ammette: «C'era una verità nelle loro critiche». Che da quelle molto generali e complesse, tipicamente punk, ad esempio sul controllo sociale esercitato dai mass media e dalle organizzazioni religiose, o sui problemi politici e occupazionali (emblematiche le prime canzoni come White Riot, Career Opportunities e London's Burning), si fanno via via più semplici ma anche più profonde. Come quando, raggiunto oramai il grande successo soprattutto con London Calling, Strummer ammette di essere diventato come quelli che voleva distruggere. O che messi al mondo dei figli non può non constatare che «diventiamo lentamente ma inesorabilmente come i nostri genitori». Per concludere che «senza gli altri non siamo nessuno». Niente male per un rivoluzionario solo all'apparenza «cattivo».