Mitrokhin, indagato Scaramella per le false dichiarazioni ai pm

da Bologna

Una settimana fa gli uomini della Digos di Bologna, insieme ai colleghi di Napoli, perquisirono il suo studio a Napoli, in via Foria, sequestrando decine di scatoloni di documenti dell’archivio privato; due giorni fa Mario Scaramella, l’ex consulente della Commissione parlamentare Mitrokhin rimasto coinvolto nel misterioso avvelenamento al polonio 210 dell’ex spia del Kgb Aleksandr Litvinenko a Londra, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Bologna con l’accusa di false dichiarazioni al pm. Titolari del fascicolo sono il procuratore capo Enrico Di Nicola e il pubblico ministero Paolo Giovagnoli, che si occupa di indagini sul terrorismo.
L’accusa a carico di Scaramella, che rientrerà da Londra in Italia intorno a Natale dopo essere stato trovato anch’egli positivo al polonio, nasce da un’inchiesta per traffico internazionale di armi tra Rimini e San Marino aperta nella prima metà del 2005 a Rimini e passata per competenza alla Procura del capoluogo emiliano. I magistrati pensano che Scaramella volontariamente avrebbe montato ad arte il caso per accreditarsi come persona bene informata sui traffici illeciti con l’ex Unione Sovietica, con collegamenti con il terrorismo italiano.
L’ex consulente della Mitrokhin fece la sua prima denuncia alla questura di Rimini il 2 giugno del 2005: raccontò di essere venuto a conoscenza, proprio nell’ambito della sua attività investigativa per la Commissione che stava svolgendo a San Marino, del passaggio tra Rimini e la Repubblica del Titano di una valigetta con 10 chilogrammi di barre di uranio arricchito al 90%, sufficienti per realizzare una piccola bomba atomica tattica. Scaramella raccontò anche di sapere che quel materiale doveva essere usato con finalità terroristiche sul territorio italiano. Dopo Rimini, ripeté il suo racconto anche in un incontro con il procuratore Di Nicola avvenuto il 30 gennaio di quest’anno.
Nella intercettazione di una telefonata intercorsa con il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin, Scaramella disse di avere un appuntamento con Di Nicola e che, in quella occasione, gli avrebbe parlato anche dei rapporti del premier Romano Prodi e dell’istituto di ricerca Nomisma con apparati dell’ex Unione Sovietica, tramite un istituto di credito di San Marino. Ma lo stesso Di Nicola, interpellato sulla questione dopo la pubblicazione delle intercettazioni e il coinvolgimento dell’ex consulente nel caso Litvinenko, negò che Scaramella gli avesse mai parlato del presidente del Consiglio o di Nomisma. Al contrario, di fronte al procuratore capo di Bologna e al pm Paolo Giovagnoli, l’ex consulente fece il nome proprio di Litvinenko, spiegando che era l’ex spia sovietica la fonte delle sue informazioni e consegnando agli inquirenti una lettera che il colonnello del Kgb aveva fatto avere alla Commissione Mitrokhin. Scaramella si disse anche pronto a portare a deporre davanti ai magistrati l’ex spia russa.
Nell’inchiesta avviata a Rimini e quindi passata a Bologna, sono stati indagati quattro italiani, tutti residenti in provincia di Rimini. Ma non fu mai trovata né la valigetta né tantomeno le barre di uranio e nemmeno il denaro che avrebbe dovuto provare il passaggio del materiale atomico. Ora gli investigatori bolognesi confermano che non è stato trovato nulla di rilevante o concreto che possa suffragare i racconti di Scaramella, già indagato anche dalla Procura di Napoli per una vicenda di smaltimento di rifiuti pericolosi e a Roma per traffico d’armi e violazione del segreto d’ufficio. L’inchiesta bolognese sulla barre di uranio è in via di archiviazione.