Mitt Romney

Rigore su economia e clandestini. Bocciate le unioni gay e l'aborto. L'ex governatore del Massachusetts è consicderato il beniamino del mondo del business

Washington - Mitt Romney sarebbe probabilmente, se diventasse presidente, la versione repubblicana di Hillary Clinton. Il suo programma è l'ortodossia, senza sbandamenti e senza fantasia. Egli si presenta per quello che è: un manager. Lo è e oltretutto lo sembra e anche per questo, se non gode di grande popolarità, può contare però sulla fiducia di quello che anche in America si chiama il «mondo economico». Ciò lo ha aiutato a diventare il candidato preferito dei conservatori «puri e duri», titolo cui la sua carriera non sembrava destinarlo. Non perché di religione è mormone ma perché in politica è stato governatore del Massachusetts, uno Stato massicciamente democratico (il feudo della famiglia Kennedy, l'orto di John Kerry) in cui un repubblicano ha bisogno, per vincere, di annacquare il suo vino. E infatti Romney, quando amministrava da Boston, era tollerante verso l'aborto, le nozze gay e perfino l'amnistia agli immigranti clandestini. Parlava poco, invece, di politica estera.

E adesso che aspira alla Casa Bianca preferisce parlare dei temi su cui ha cambiato idea (lui dice «ho imparato»), che sono proprio l'aborto, il matrimonio fra omosessuali, gli immigrati clandestini. Romney si è convertito al «diritto alla vita», alla concezione tradizionale del matrimonio e all’intransigenza nei confronti di coloro che sono entrati in America in modo avventuroso o fraudolento. Solo che McCain continua a pensare a un'amnistia e Romney la esclude «in qualsiasi modo la si chiami. Devono tornare tutti a casa e poi chi vuole entrare mettersi in fila dietro tutti gli altri».

Ma il terreno preferito da Romney è l'economia e l'incombere della recessione gli fornisce occasione per far valere la propria competenza in contrasto con l'inesperienza confessa di McCain. La ricetta che Romney propone è quella repubblicana classica, più «estrema» e dunque più coerente di quelle di Reagan e di entrambi i Bush, il padre autore dello slogan «un'America più umana e più gentile», il figlio che si proclamava «conservatore con compassione». Più che a questi esempi, Romney si rifà al «contratto con l'America» di Newt Gingrich, uno dei suoi più ardenti sostenitori. Se arrivasse alla Casa Bianca, forse, attenuerebbe qualche tono. Ma certo senza tornare alle «ideologie da Massachusetts».