Mittel-Hopa, più lontane le ipotesi di fusione

da Milano

Brescia punta i piedi sulla «super Mittel» di Giovanni Bazoli. Il lavoro diplomatico prosegue, ma la strada di avvicinamento a Hopa appare accidentata complice alcune divisioni interne alla stessa Fingruppo, la cassaforte creata da Emilio Gnutti cui fa capo il 35% della società presieduta da Marco Morelli. A dimostrarlo il nulla di fatto emerso ieri a Milano dal summit «tecnico» tra i soci finanziari della cassaforte di Corso Zanardelli dove Monte Paschi, Antonveneta, Banca Popolare Italiana e Unipol hanno dovuto constatare la «distanza» di orientamenti all’interno del corpo parasociale. A partire dal destino del pacchetto Telecom (3,68%) custodito da Hopa attraverso Holinvest. Quota che alcuni, Siena in testa, vorrebbero includere nel perimetro dell’accordo ma che altri invitano a scorporare per riequilibrare le forze di una superholding dove Hopa allo stato attuale peserebbe 3-4 volte Mittel. L’alternativa sarebbe che il finanziere Romain Zaleski, da sempre vicino a Bazoli, aumentasse la massa critica di Mittel apportandovi le proprie quote in Generali e Telecom. Nel pomeriggio anche l’imprenditore Ettore Lonati, che negozia con Bazoli per conto dei bresciani, si è diretto a Milano per sbloccare l’impasse, ma i tempi sembrano allungarsi: al momento non risulta convocato alcun cda o patto di sindacato né di Hopa né di Fingruppo (il board di Mittel è il 25 gennaio).
Una parte dei soci Fingruppo appare infatti intenzionata a defilarsi e per ammissione degli stessi top manager riuniti ieri, tutto è ancora «in alto mare» e qualsiasi proposta scritta è «prematura». Le banche tuttavia continuano a vedere con favore l’impalcatura di un’operazione che, essendo Mittel quotata (più 1,74% il titolo in Piazza Affari a un nuovo massimo di 5,95 euro tra scambi per lo 0,7% del capitale), renderebbe potenzialmente «liquidabili» le proprie partecipazioni. A sedersi al tavolo con Morelli (Mps), Carlo Cimbri (Unipol) e Piero Montani (Antonveneta) è stato il direttore generali di Bpi Franco Baronio. Dove l’attenzione appare però al momento catalizzata dal pressing della città in vista dell’assemblea dei soci che sabato sarà chiamata a decidere sul reintegro dell’amministratore delegato Divo Gronchi dopo il crac Bagaglino-Italcase. Appuntamento che alcuni sul territorio vorrebbero trasformare in una verifica preventiva sul matrimonio con Verona-Novara per rivedere non le nozze ma il «tasso di lodigianità» nei gangli decisionali.