Il Mittelfest esplora le nuove identità

La kermesse diretta da Moni Ovadia conferma la sua vocazione alla ricerca artistica

Miriam D’Ambrosio

«Ora che l'Europa sta mostrando alcuni segni di stanchezza, perché la base su cui è stata fondata non è esattamente la cultura, è necessario che proprio la cultura assuma un ruolo predominante in questa comunità». Moni Ovadia insiste sul potere aggregante delle arti e delle tradizioni che annullano le distanze, sfocano i confini. E introduce così la nuova edizione del Mittelfest di Cividale del Friuli (16-24 luglio), festival di musica, prosa, danza, marionette, arti visive e poesia, che lo vede impegnato come direttore artistico per il secondo anno consecutivo. «La vita funziona attraverso l’incontro delle identità - continua Ovadia - è inutile illudersi che ci sarà un’Europa unita se non ci saranno cittadini europei, miti europei. Il filo rosso che segna il cammino di questo progetto, il suo senso, è quello della libertà e della pace. Ad aprire la quattordicesima edizione la Youth Orchestra, composta da musicisti adolescenti provenienti da vari Paesi dell’Est, oltre che dall'Italia. Domani Ugo Chiti racconta la sua Genesi, un viaggio nel desiderio della conoscenza, in prima assoluta, un affondo nei conflitti tra l'uomo e Dio, tra figli e padri. Tra i protagonisti della musica ci sono Emanuele Segre con la sua chitarra (18 luglio), Carlo Boccadoro e Andrea Rebaudengo con un concerto a quattro mani (20 luglio), Marta Sebestyen, cantante tradizionale ungherese, simbolo della musica gitana d'Ungheria (22 luglio). Infine i Solisti di Salisburgo (sabato 23) e le musiche di Fabio Vacchi per «Friuli ponte di pace» (24 luglio). Tra le novità, Serena Sinigaglia con la sua compagnia Atir e uno spettacolo dedicato alle beatitudini evangeliche. Renato Sarti porta il suo Foibe (il 20) con Bebo Storti protagonista. Il 22 in Piazza Duomo arriva La vedova era allegra - Capriccio per una centenaria, di Gennaro Cannavacciuolo. Da segnalare ancora lo spettacolo di chiusura Es iz Amerike! sulla migrazione degli ebrei negli Stati Uniti, vissuto in scena e cantato da Moni Ovadia e Lee Colbert. Per tutta la durata del Festival sarà letto il testo integrale di Alla cieca, l’ultimo romanzo di Claudio Magris. Le osterie storiche di Cividale si animeranno con i Pacefondai, saltimbanchi, filosofi e poeti da osteria, in tutto quattro uomini (un poeta e due musicisti guidati dall’autore Vanni De Lucia) e un asino, simbolo della vita semplice, agreste, abitante della strada e conoscitore della fatica.