Mobilità con le protesi di ginocchio

Dolore, limitazioni di movimento, deformità. Quando la cartilagine del ginocchio si assottiglia ci si sente limitati. Un tempo molti erano totalmente bloccati su una poltrona. Sono molte le patologie che portano alla riduzione dello strato di cartilagine, la più comune è l’artrosi, cioè l'invecchiamento dell'articolazione. La degenerazione delle ginocchia non colpisce solo gli anziani, ma anche molti giovani che praticano attività sportive usuranti e traumatiche come il calcio, il tennis, l’equitazione.
Le protesi del ginocchio offrono una nuova vita a tanti giovani che possono tornare ad una moderata attività sportiva ed a praticare il nuoto, il trekking, il golf,il ciclismo. Oggi le protesi di ginocchio hanno una durata che può superare i 20-25 anni senza alcuna revisione, sono quindi efficaci e affidabili.
Parliamo dell’usura della cartilagine con il dottor Domenico Brocchetta, primario del reparto di chirurgia protesica del ginocchio e dell'anca del Policlinico di Monza. Per primo al mondo ha eseguito un innesto autologo di condrociti (trapianto cartilagineo) nel massimo rispetto della fisiologia.Ha la maggiore casistica italiana di trapianti cartilaginei. Primo in Europa ad eseguire un trapianto di ginocchio da donatore. «Più precocemente si arriva ad una diagnosi precisa della malattia, maggiori sono le possibilità di applicare procedure terapeutiche poco aggressive evitando che l’artrosi si cronicizzi e formi veri e propri buchi del tessuto cartilagineo in zone sempre più ampie. La chirurgia ortopedica propone soluzioni operative efficaci per almeno quattro livelli di gravità. Quando la lesione non supera i 10 cm quadrati, l’intervento di elezione è il trapianto autologo di cartilagine, una procedura conservativa che si è notevolmente evoluta: le cellule del tessuto, prelevate artroscopicamente e coltivate in laboratorio, vengono aggregate in microsfere ad elevatissima adesività, il che consente di reimpiantare il tessuto ottenuto nelle aree interessate con estrema facilità, senza bisogno di interventi ulteriori». Quando le lesioni sono più estese si deve ricorrere ad un impianto protesico. «Anche in questo caso, è possibile puntare sull’aspetto conservativo. Se ad essere usurato dall’artrosi è uno solo dei due comparti dell’articolazione (la parte esterna o la parte interna), si ricorre ad una protesi mono-comportamentale, detta anche mini-protesi, per le sue dimensioni contenute e per la scarsa quantità di osso che essa costringe a sacrificare. Nel caso in cui entrambi i comparti del ginocchio siano compromessi, ma i legamenti crociati siano sani (come avviene spesso in giovani pazienti), la soluzione può essere quella di impiantare due miniprotesi, una in posizione esterna e l’altra interna. In alternativa, qualora uno dei due compartimenti avesse una lesione meno estesa dell’altro è possibile eseguire un abbinamento tra un impianto di protesi e un trapianto cartilagineo. Questo ampio ventaglio di strategie terapeutiche ad invasività graduale consente di salvaguardare al meglio il patrimonio biologico del paziente. Solo nei casi estremi, e cioè quando la diagnosi è posta tardivamente e gli esami evidenziano una grave compromissione dell’intera articolazione, la filosofia conservativa deve cedere il posto a quella demolitiva, con l’impianto di una protesi totale».
L'unica controindicazione all'intervento chirurgico è rappresentata da uno stato di salute generale gravemente compromesso, questi casi sono molto rari. In preparazione all'intervento si eseguono molti esami volti ad accertare lo stato di salute e scegliere le procedure interventistiche più appropriate. L'intervento di impianto di una protesi del ginocchio è eseguito di solito in anestesia loco-regionale (si addormentano solo gli arti inferiori), ma se il paziente lo desidera, si può procedere ad una sedazione in maniera che dorma durante tutta la procedura. Il chirurgo esegue una incisione tra gli 8 e i 20 centimetri (a seconda del tipo di protesi utilizzata e delle dimensioni del ginocchio da operare). La procedura dura dai 60 ai 90 minuti. Il dolore post-operatorio viene gestito tramite una pompa che somministra antidolorifici in infusione continua. Il paziente rientra in reparto di degenza dopo osservazione post-operatoria. In prima o in seconda giornata il paziente può alzarsi e camminare, aiutato da un fisioterapista.