Moccia: «Faccio anche il regista alla faccia di chi odia i miei libri»

Lo scrittore gira a Roma «Scusa ma ti chiamo amore», dal suo ultimo best-seller

da Roma

E stavolta Federico Moccia s’è inguaiato con le sue stesse mani. Fino a ieri, il più adorato e contestato degli scrittori giovanilistici poteva ancora invocare l'alibi di un'«alterità», fra le pagine sue e le immagini che altri ne traevano. «Stavolta invece - sorride lui, nient'affatto preoccupato - potrò prendermela solo con me stesso». Perché stavolta il regista del terzo film della più redditizia serie del recente cinema italiano, dopo Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te (15 milioni di euro d'incasso complessivi) e cioè Scusa ma ti chiamo amore - tratto dal terzo bestseller di Moccia - è Moccia stesso. Passato alla cinepresa per amore della sfida. E insaziabilità espressiva. «Sì, sì, lo so. Ogni volta che vediamo un film tratto da un romanzo che abbiamo amato, commentiamo: “Bello. Ma il libro è un'altra cosa”. Così non negherò di aver apprezzato i film che Luca Lucini e Luis Prieto hanno tratto dai miei due primi libri. Ma il loro sguardo è diverso dal mio. Fatalmente. E io avevo voglia di provarmi in qualcosa di diverso. Allora ho cercato di fare tutto da solo, con tutti i rischi del caso. Prima avevo una scusa, potevo prendermela con gli altri. Ma ora non si scappa».
Ragazzine sgambettanti e ridarelle, accanto a quarantenni su di giri e un po' patetici, affollano l'accaldato set pariolino (per l'uscita sugli schermi a gennaio 2008, produzione Medusa) in un algido e scicchissimo restaurant new modern che vedrà l'incontro dei due protagonisti, mentre lo scrittore neo-regista prova a decifrare la singolare circostanza che, da oscuro autore del trash televisivo (quattro edizioni di Ciao Darwin) l'ha trasformato in cantore letterario prima, in regista-cult poi degli adolescenti d'oggi. «Amo il rischio. So che tutti mi aspetteranno al varco: soprattutto quelli che non amano i miei libri e, a maggior ragione, detesteranno fin d'ora il mio film. Ma ciò che mi auguro è che Scusa ma ti chiamo amore sia all'altezza delle mie aspettative». Il passaggio dalla pagina alla pellicola? Impossibile per costituzione. «Il fatto è che ogni lettore, mentre legge, si fa in testa il suo film. Ed è praticamente impossibile che il suo corrisponda esattamente al tuo. Io spero almeno di farne qualcosa che non lo deluda». Il gran salto l'ha tentato comunque, anche per un altro motivo: «La storia di Alex, trentasettenne in crisi dopo l'abbandono della fidanzata storica, e quindi coinvolto dalla passione che una diciassettenne gli dimostra, mi è generazionalmente più vicina. Volevo spiegare come talvolta l'incontro con una donna giovane faccia maturare l'uomo più adulto. E poi stavolta il racconto è svolto da un'ottica maschile, anziché femminile». Un particolare dedotto da internet lo solleva: «Che il pubblico delle lettrici abbia subito riconosciuto in Raoul Bova l'interprete ideale». E che Bova dica: «Questo di Moccia è un trentasettenne vero, imbranato e divertente assieme. La donna l'ha mollato, e lui, mentre gli amici sposati gli presentano ragazze a ripetizione, preferisce deprimersi con manuali tipo Lei se n'è andata o Come riprendersi in 12 passi. Fino a quando conosce una ragazzina molto più sveglia e intraprendente di lui». Risultato: non il solito film sui soliti adolescenti. «Ma una commedia brillante sulla maturità, stile Hugh Grant o La voglia matta, con Tognazzi». E le critiche di chi accusa Moccia di facile giovanilismo, sociologia d'accatto, diseducazione sentimentale? «Io ho fatto leggere tanti ragazzi che neppure sapevano cosa volesse dire. Bisogna guardare in faccia la realtà. A 13 anni noi ci scambiavamo i volumi di Herman Hesse. Loro neppure prendono un libro in mano». Ma il tema del film - almeno quello - non le sembra un po' tirato per i capelli? Di ragazzine che sognano quarantenni ce ne saranno pure; ma quante riescono nell'impresa come la sua Niki (sullo schermo la diciannovenne Michela Quattrociocche)? «Moltissime - è l'implacabile risposta -. Basta andare a cliccare il sito del film. Mi risulta che almeno seimila adolescenti abbiano scritto di aver avuto relazioni con uomini molto più maturi». E poi c'è pure chi parla bene di internet.