Moda Burani verso il fallimento Mistero Cayman

Dateci un altro mese di tempo, chiedono i legali del gruppo Mariella Burani per scongiurare l’istanza di fallimento avanzata dalla Procura milanese contro la finanziaria di controllo della griffe e delle sue molteplici attività. Ma il pm Luigi Orsi si oppone, poiché non c’è nessuna ragione per ritenere che i soldi necessari al salvataggio, evocati e mai apparsi, si materializzino proprio adesso. Il tribunale deciderà tra qualche giorno, ma la sensazione è che gli spiragli per evitare il crac siano ormai ridotti. All’udienza di ieri non si è più nemmeno fatto cenno ai cinquanta milioni depositati presso una finanziaria libanese che - secondo Walter Burani, presidente della società - erano pronti per essere immessi in circolo. Mentre è spuntato un misterioso fondo alle Cayman. L’unico dato positivo portato in aula è stata la manifestazione di disponibilità di alcuni creditori a trattare. Ma si tratta di esposizioni percentualmente esigue, i principali creditori - cioè Deutsche Bank, dodici milioni, e Jp Morgan, tre milioni - non hanno finora mostrato di voler venire incontro in alcun modo alla Burani. E nel frattempo sono emersi nuovi dettagli, che peggiorano la situazione: nelle prossime settimane alla Bdh - la finanziaria capofila di cui viene chiesto il fallimento - è destinata ad arrivare una richiesta di risarcimento per altri venti milioni da parte di tre fondi di investimento (Abs, Igi e Jh) che erano stati coinvolti nell’Opa lanciata sul 15% del Mariella Burani Fashion Group, di cui la Bdh deteneva già il 60%. Una richiesta che potrebbe costituire il colpo di grazia per il gruppo. Le principali speranze di evitare la sentenza di fallimento sembrano per ora affidate alla tesi dell’incompetenza territoriale della Procura di Milano, in quanto la sede di Bdh è stata prima in Olanda e poi a Cavriago. Ma le decisioni, ribattono i pm, venivano prese tutte sotto la Madonnina.