La moda cerca l’anima e scommette sul ritorno dell’eroe romantico

L’uomo di Prada è colto e fiero come un antico nobile. Cavalli si muove tra Oriente e Occidente. Ferrè mistico s’ispira a Wagner

Daniela Fedi

da Milano

Chi è l'eroe dei nostri giorni? «Un romantico sognatore, ma con i piedi ben piantati nel fertile terreno della cultura» risponde Prada. Cavalli pensa piuttosto a quel tipo di seduttore che negli orientalismi rivisitati e nell'immortale musica di Mozart trova la pace dei suoi sensi estetici. Gianfranco Ferrè parla invece di sé. «Perché penso di essere un uomo elegante» dice prima di uscire in passerella davanti ai modelli che certo hanno corpi più palestrati del suo, ma probabilmente neanche avendo le sette vite dei gatti riuscirebbero a formulare un pensiero come: «Io non sarò mai nessuno eppure nessuno sarà mai come me». A tutto questo bisogna poi aggiungere la convincente visione di un moderno Buster Keaton dadaista (Marras) e l'opulenta eleganza degli horror d'autore che hanno ispirato Alexander McQueen. In poche parole gli stilisti che ieri hanno dato vita alla seconda giornata di sfilate a Milano Moda Uomo, spostano il baricentro dell'eroismo maschile dal corpo all'anima perché la voglia di presentarsi bene non è solo l'opposto della sciatteria, ma presuppone anche un pensiero forte. Certo sul fronte della modernità ci tocca dire come sempre: «Prada. E così sia».
Stavolta la grande signora del made in Italy è riuscita ad aprire uno spiraglio sul futuro mescolando i dipinti di Paolo Uccello con le faccine dei fumetti e la grafica dei videogames; l'istinto guerriero che segretamente alberga in tutti i cuori maschili con la necessità dell'abito formale; il barocco con il minimal. Basterebbe il doppio cappotto detto all'inglese twin coat oppure la camicia in pelle goffrata come una giaccavento anni Cinquanta portata dentro senza ingrossare la silhouette, per dimostrare quanta ricerca faccia Prada su forme, materiali e proporzioni. Per i pantaloni, ad esempio, ha studiato una nuova misura tutt'altro che facile ma di sicuro interessante perché finiscono sempre con una specie di «polsino alla caviglia» a metà strada tra i calzoni da equitazione o da motociclismo ma con la gamba stretta e dritta del tipico modello urbano dei nostri giorni. Quanto ai colori e alle fantasie siamo nel campo del sublime: una sinfonia di tonalità scure sapientemente interrotte dai motivi animalier sfuocati nella stampa su tessuto oppure riprodotti fedelmente sul cappotto di cavallino leopardato e sulla pelliccia che ricopre i caschi da moto o da skateboard. A proposito di accessori erano fantastiche le cartelle a libro in cuoio fuocato che riproduce il motivo marmorizzato dei registri commerciali e tutte le scarpe tanto solide quanto lontane dall'idea peregrina dell'anfibio da città. «Ho detto ai modelli di camminare con un'aria nobile e fiera come se fossero segretamente in preda al sogno di un antico eroe» ha confidato Miuccia nel backstage sapendo benissimo che i ragazzi in passerella si sarebbero mossi come capitava senza comunque riuscire ad appannare l'immagine di collezione: un romanticismo al maschile in salsa nuova. Invece Victoria Beckham, per la prima volta in passerella, rischiava quasi di rovinare la strepitosa sfilata di Cavalli con il suo incedere da «bella del reame» poco credibile vista l'altezza modesta, il volto senza espressione e le raccapriccianti unghie dei piedi lunghe quanto quelle delle mani. Eppure nel backstage l'ex Spice Girl era sembrata carina se non proprio simpatica. Ma accanto agli irresistibili modelli pettinati come suo marito David con un codino da Samurai, sembrava quello che probabilmente è: una donna con un gran bisogno di recuperare il senso delle proporzioni.
Al posto suo l'ha fatto Cavalli con un lavoro davvero spettacolare sui classici del guardaroba maschile occidentale (i completi gessati, il cappotto Chesterfield con il collo di velluto e soprattutto lo smoking) mutuati dall'estetica orientale. Il blazer incrociato al kimono, i ricami giapponesi su camicie, soprabiti e t-shirt, le tinte doviziose eppure misurate: sulla passerella coperta da tappeti e con gli ospiti seduti sui divani accanto a tavoli ricoperti di ogni ben d'Iddio, tutto aveva il sapore dell'opulenza e della seduzione.
Tutt'altra musica da Ferrè, ma una gran musica possente come un'opera di Wagner. Qui siamo nell'ufficialità sartoriale, nella discrezione assoluta del vero lusso che è fatto di forme e materiali pensati al millimetro. Il paltò di lino doppiato in cashmere, il trench di cotone foderato di lapin e tutti i modelli in cammello albino: tutte le donne in sala sospiravano al pensiero di passare la serata con un uomo vestito così. Con quello di Marras puoi invece passare la vita tra la scomposizione dadaista della poesia e una struggente malinconia che comunque non impedisce a questo signore d'indossare gilet ricavati dalle giacche, sottili maglioni rigati e un divertente cappellino alla Buster Keaton.