La moda diventa tecnologia Così le scarpe fanno luce

Firenze, al Pitti uomo «vincono» i tessuti creati in laboratorio

da Firenze

«I prossimi vent’anni saranno caratterizzati dal connubio tra moda e tecnologia» sostiene Nicholas Negroponte, presidente del Massachusetts Institute of Technology, lo scienziato informatico più importante del pianeta. «Il futuro è già qui» dicono alcuni degli oltre 700 espositori di Pitti Immagine Uomo che in questi giorni stanno presentando a Firenze le collezioni maschili per l'estate 2009. Sotto il segno dell'hi tech nascono prodotti d'uso quotidiano ma anche nuovi progetti stilistici. Per esempio Kejo, marchio di culto della generazione cresciuta a pane e computer, ha costruito un laboratorio creativo su Second Life, il mondo virtuale in 3-D di Linden Lab. Dentro questo luogo che non c’è eppure esiste (www.kejolab.com) si muove un popolo di avatar, la proiezione informatica degli esseri umani nel web. Per loro l'azienda ha predisposto una serie di modelli-base su cui ciascuno può intervenire sfruttando anche la consulenza degli avatar di alcuni artisti oltre a quella di Riccardo Coppola, responsabile dell’ufficio stile. Le nuove creazioni verranno poi inserite in un social network dove parteciperanno a una sorta di concorso di bellezza. Le più cliccate verranno prodotte e messe davvero in collezione.
Puma presenta invece «Dress» il primo esempio di virtual reality per la moda. Gli appassionati di videogiochi potranno vestire i propri avatar con i capi creati dal designer Mihara Yasuhiro in collaborazione con Sony Playstation 3. Dirk Bikkembergs ha presentato Tirosegno una scarpa da calcio e da città utilizzando un materiale chiamato 3M a base di microsfere in vetro che riflettono e amplificano la luce artificiale. Invece Pirelli PZero propone scarpe da vela con la suola fatta con il battistrada del pneumatico da moto «Diablo Rosso». In molti utilizzano tessuti creati in laboratorio leggerissimi e con grandi performance. Così gli 8 modelli di giacca firmati Token pesano in tutto 45 grammi l'uno, stanno in una piccola scatola di plexiglass con 16 varianti di colore. Il giaccone blu Oceano di Woolrich è fatto con una mischia di poliestere e nylon che viene dal Giappone. Alcuni puntano invece su filati normali trattati in modo molto speciale tipo il cashmere sovra tinto con un effetto stone washed dei pullover firmati Kangra. E davanti a tutte queste vere invenzioni ci si chiede perché proprio nella città di Oriana Fallaci lo stilista Walter Van Beirendonck decide di far sfilare per l’ennesima volta la sua versione pornografica di un burqa maschile.