Moda donna a Milano Ecco lo stile anti crisi

Le novità: sobrietà e spalle larghe. La parte superiore del corpo sottolineata da imbottiture, costruzioni sartoriali e ricami. <strong><a href="/a.pic1?ID=332421">Per Ferrè la sfilata della salvezza</a></strong> davanti ai commissari governativi La shopper compulsiva: &quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=332264">Spendevo in un giorno 7mila euro</a></strong>. I negozi erano la mia ossessione&quot;

Milano - «Spalle larghe e gambe in spalla perché la crisi non ci metta con la schiena al muro». Sembra un po’ questo il pensiero ispiratore degli stilisti che in questi giorni stanno sfilando a Milano con la moda donna del prossimo inverno. Le collezioni sono infatti piene di modelli con la parte superiore del corpo enfatizzata da imbottiture, ricami, costruzioni sartoriali e autentiche impalcature di tessuto con o senza altri materiali messo senza soluzione di continuità dall'attaccatura delle braccia alla base del collo. In compenso le gambe sono pienamente rivelate dalle gonne corte anche se non cortissime, da qualche interessante trasparenza e soprattutto dai pantaloni seconda pelle o «skinny» come si dice in gergo. Armani parla addirittura di calzoni-guaina perché i suoi, belli da togliere il fiato, sono realizzati in tessuti che aiutano a contenere.
Accanto a queste braghe intelligenti, il più famoso dei nostri stilisti propone molte magnifiche gonne con quella linea svelta e al tempo stesso impeccabile che solo lui sa fare ogni volta in modo nuovo, una serie di abiti in velluto stretch e tutti i sopra che una donna potrebbe desiderare per essere bella, elegante e grintosa. «La grinta non è mai abbastanza» dice infatti il maestro subito dopo aver fatto sfilare pezzi prossimamente irrinunciabili come il cappotto-mantello nero con interno beige, la sua versione in pelliccia tricottata oppure le piccola redingote (tra cui una in velluto effetto coccodrillo) che grazie alle spalle insellate hanno qualcosa del rigore militare pur non avendo nulla della divisa. Inutile dire che tutte le giacche sono perfette, più corte e sagomate del blazer maschile che negli anni Ottanta consacrò Armani al mito.

Certo per le novità sperimentali conviene rivolgersi altrove, ma siamo proprio sicuri che di questo abbia bisogno la moda? «È fondamentale l'identità, riuscire a fare abiti che raccontino chi sei, da dove vieni, dove vai», risponde Alberta Ferretti, autrice di una collezione-capolavoro con una vaga ispirazione al secessionismo viennese nei colori e nella scelta dei materiali con gli stessi effetti di lucido e opaco in chiave tridimensionale di certi quadri di Klimt. C'erano strepitosi tubini con spalle-gioiello cioè interamente ricamate con cristalli fumé, perle e metalli acidati, abiti lunghi in broccato di seta oro, velo di tulle, plastica e diamanti fumé oltre ai cappotti con maniche a jambon e a quello di lana damascata e visone color petrolio. Il messaggio arriva forte e chiaro: una moda di valore che tenga conto della complessità del mondo in cui viviamo. Sullo stesso registro la bella sfilata di Ermanno Scervino con i pullover che diventano abiti, gli smoking di organza imbottita di piuma, i piumini couture e quei vestiti da sera descrivibili solo come «un niente che è tutto». Si tratta infatti di semplici rettangoli in taffetas appoggiati sul corpo come un pareo e poi cuciti sulla schiena con un gesto tanto naturale quanto sartoriale che produce l'irresistibile disordine delle ruches.
Scervino, comunque non rinuncia alle sue spalle morbide che più morbide non si può, mentre Raf Simons aggiunge una nuova pagina di estremo valore alla leggenda del marchio Jil Sander: lusso e scultura. Per cui al completi abito più cappotto in cachemire misto a zibellino o cincillà con l'ineguagliabile linea creata a suo tempo dalla stilista di Amburgo, si aggiungono quelli davvero sorprendenti ispirati dalle opere del ceramista francese Pol Chambost sempre bicolori e con forme scultoree di estremo valore. Il paletot nero ricorda quindi un vaso, il tubino viola che da solo vale una lunga dieta ha lo scollo a manico di tazzina mentre l'abito da sera nero e bianco si apre come una guantiera, la più moderna che si possa immaginare. Solo in questo caso le spalle non sono protagoniste trattandosi di un modello a bustier. Ma anche per il bravissimo designer belga l'eleganza femminile è come il mito di Atlante: porta la volta celeste sulla schiena, ma non si piega alla banalità.