«Moda e design per le periferie come nel Bronx»

Sabrina Cottone

nostro inviato a New York

Si scrive So.Bro, sta per South Bronx, è l'ultimo dei nomignoli inventati a New York. Oltre i confini di No.li.ta, So.Ho e Tri.be.ca, al di là anche di Brooklyn, l'ultima frontiera del quartiere tendenza è tra i viali e le sopraelevate, l'acciaio e i mattoni, le fabbriche e le autorimesse del luogo che un tempo (dietro l'angolo) era sinonimo di violenza. Adesso il Bronx cerca di diventare altro: bar, locali, gallerie d'arte, negozi di modernariato e design, le prime boutique. «È l'ennesima prova che dove si accende una luce di moda e design subito tutto attorno ne sorgono tante altre», commenta Giovanni Bozzetti, assessore alla Moda in viaggio di studio tra i quartieri emergenti di New York con il vicesindaco, Riccardo De Corato. Parla davanti al Bruckner Bar and Grill, un locale Zagat rated, ovvero citato dalla più nota e aggiornata delle guide, e è un piccolo miracolo lì dove erano solo scippi e rapine. Così come rivoluzioni sono accadute a Harlem, ex ghetto ora sede tra l'altro anche degli uffici di Bill Clinton, e a Brooklyn, ormai meta cult dello shopping.
«È un modello che stiamo seguendo e perfezionando anche a Milano», spiega Bozzetti. I due progetti più recenti e importanti riguardano via Ferrante Aporti e Baggio e in entrambi i luoghi alla moda e al design è affidata la speranza di riqualificare definitivamente zone che fino a pochi anni fa erano addirittura malfamate. La prima operazione porta la firma di Luca Cordero di Montezemolo e riguarda il gruppo Charme e cioè marchi di design come Poltrone Frau, Cappellini, Cassina, Thonet e in più lo storico nome del cachemire, Ballantyne. Charme ha preso in affitto il gigantesco palazzo di via Ferrante Aporti dalle Poste ed è in trattative per l'acquisto definitivo. Proprio lì, tra i marmi dietro la Stazione Centrale, c'è stata l'inaugurazione evento della scorsa Settimana del Design. Allora il gruppo di Montezemolo si era occupato di ripulitura, con una riorganizzazione degli spazi ai confini della ristrutturazione, ed entro aprile prossimo è probabile che la cessione sarà definitiva e il palazzo delle Poste di Ferrante Aporti sarà la sede stabile di Frau, Cappellini & C.
«L’effetto trascinamento per la zona è immediato», dice Bozzetti. I modelli, o comunque i termini di paragone, sono ancora americani. C'è Williamsburg, quartiere di Brooklyn sorto sulle strade un tempo famose per lo spaccio di droga, e il Miami design district, due vie ben lontane dalla spiaggia più chic e che fino all'arrivo della moda e dell'arredamento erano invase da crack e affini. Insomma, l'obiettivo è riqualificare. E in questa direzione si muove anche il progetto Marangoni, la bella e grande scuola di Baggio unico esempio di architettura brutalista a Milano. L'assessore al Demanio, Diego Sanavio, ha chiesto a Bozzetti di «lanciare la voce» tra gli stilisti, così che il Comune possa vendere o dare in concessione l'edificio a una firma che alzi le quotazioni della zona. «La destinazione d'uso è socio-educativa, così pensiamo a una scuola di moda da affiancare a uno show room» aggiunge Bozzetti. Il Comune medita di mettere a punto qualche ulteriore sgravio in favore degli investimenti nelle periferie. «È un po’ quel che è accaduto qui a Harlem, dove l'amministrazione ha concesso forti detrazioni di quella che da noi si chiama Ici», racconta l'assessore a Moda e Eventi. Anche se in tempi di tagli non è facile pensare a progetti in larga scala.
Nell'attesa De Corato invita il mondo della moda a intensificare l'impegno per la città: «Lo sforzo che chiediamo agli stilisti è tenere aperti i negozi anche la sera, soprattutto in Duomo e in San Babila, che dopo le otto diventano terra desolata». Un po’ quel che si è tentato di fare con il bar Gucci in galleria Vittorio Emanuele anche se sugli orari si è lontani dai desiderata del Comune. Ma l'effetto moda aiuta, come si è visto nelle via Bergognone, Tortona e Savona, l'area ripartita con Armani e che adesso ospita non solo show room ma anche ristoranti, locali e insomma vita notturna. Il problema, è quasi un paradosso, rimane il centro. De Corato la butta lì: «Copiamo Manhattan tra piazza Duomo e San Babila». Un rilancio oltre il Bronx e al di là di Brooklyn.