La moda del futuro ha il fascino della nostalgia

Daniela Fedi

da Milano

E se avesse ragione Vogue America nel dire che Prada in questo momento è l'unica stilista italiana capace di dare forma al futuro? Veniva spontaneo pensarlo durante la memorabile sfilata per la primavera-estate 2006 presentata ieri sera a Milano in una sala interamente ricoperta da specchi color rame che riflettevano insieme con i modelli le inquietudini di chi li ha creati e del momento storico in cui viviamo. «È una collezione basata sul tempo - ha detto la stilista - piena di riferimenti al passato, ma sempre in lotta con la nostalgia perché bisogna comunque guardare avanti, alla complessità del mondo che ci aspetta». Infatti con una di quelle torsioni spettacolari che solo lei sa fare con un pensiero e il suo contrario, Miuccia è riuscita a mescolare l'eleganza perfetta degli anni Venti con qualcosa dell'iperbolica femminilità da cartoon, la perversione con l'innocenza, i sogni con i bisogni dettati dalla realtà.
In parole povere sulle strepitose forme degli abiti tagliati alla maniera di Paul Poiret (cioè senza segnare il corpo ma definendone tutti i movimenti attraverso un sapiente uso di linee dritte e di plissé), la designer ne ha fatte di tutti i colori. In qualche caso li ha fatti dipingere da una mano di calce per cancellare ogni sospetto di leziosità. In altri si è divertita a stampare con una speciale tecnica che riproduce la leggerezza del disegno a china, una teoria di ruches, volants, pinces o piegoline dando così una grafica dignità ai soliti orpelli di un grande passato sartoriale. L'effetto era davvero speciale: come se l'abito contenesse in sé il suo fantasma, nel suo piccolo una rivoluzione. Il tutto accessoriato divinamente. Con le sottili calze di lana a mezza coscia altrimenti dette parigine infilate nei magnifici sandali di coccodrillo con la zeppa lavorata a piccole colonne e soprattutto con una marea di magnifiche borse che da sole meritavano la standing ovation. Tanto per dare un'idea c'erano borsoni a borsellino in pelle, cocco, oppure in canvas con il logo jacquard lanciato dal nonno quando nel 1913 fondò la premiata valigeria Prada di Milano, ma anche piccoli e deliziosi trolley in coccodrillo bianco o rosa shocking evidentemente dedicate a tutte quelle donne che devono trascinarsi il peso dell'indipendenza e del successo professionale.
Insomma una volta di più la grande signora del made in Italy, ha saputo proporre l'immagine femminile in cui si nasconde il futuro. Non a caso anche Alberta Ferretti ha magistralmente lavorato sugli anni Venti partendo da un concetto elaborato a suo tempo da Leon Bakst che nei costumi dei Ballet Russes di Diaghilev partiva dal decoro per definire le forme. I modelli erano infatti veri e propri capolavori di tagli, piegoline, applicazioni, sbiechi, lembi di stoffa vertiginosamente dritti e poi ripresi all'altezza delle ginocchia creando così una magica rotondità. Ma il rischio di una lettura molto didascalica dell'eleganza allo stato puro è comunque alto per una collezione destinata a donne costrette a fare i conti con il nostro tempo. Che è crudele e ogni tanto si muove troppo in fretta per essere comprensibile. Ci si chiede infatti perché annunciare la fine dei rapporti tra lo stilista Christian Lacroix e la maison Pucci proprio al termine di una delle più belle sfilate disegnate da questo moderno maestro del colore per lo storico marchio fiorentino controllato oggi dal Gruppo Lvmh. «Lo ringraziamo del suo eccellente lavoro, ma abbiamo bisogno di qualcuno che si dedichi solo a noi», ha detto invece Laudomia Pucci, figlia del divino marchese Emilio, distogliendo così tutta l'attenzione dai modelli. Più logica e allo stesso tempo sorprendente la strategia di Diego Della Valle che ieri sera è riuscito in un colpo solo a celebrare il gommino Tod's mentre lanciava un nuovo e fulminante logo «in progress» come i fumetti.
In buona sostanza l'imprenditore ha ospitato la presentazione del libro «The Snippy World of the New Yorker fashion artist» curato da Michael Roberts, giornalista e illustratore che usa disegni e decupage per raccontare la moda. Uno di questi (la celebre scarpa da guida trasformata in motoscafo) impresso sul canvas di scarpe, borse e prossimamente si suppone capi da indossare visto che a Parigi verrà lanciata la collezione Tod's disegnata da Derek Lam, diventerà una nuova forma di logo: immediatamente riconoscibile ma diverso a ogni stagione. La morale a questo punto è una sola: al di là delle classifiche il made in Italy ne sa una più del diavolo. Che veste Prada come sostiene un perfido bestseller sul punto di diventare film.