La moda è un lusso con l’anima bohémienne

da Milano

I giapponesi dicono che se una cosa non ha nome, quella cosa non esiste. Lo pensano in tanti anche nel mondo della moda, per cui gli stilisti nei giorni delle sfilate tentano sempre di sintetizzare le loro ispirazioni in un titolo rinunciando al privilegio di dire la verità: ho speso tempo, fatica e denaro per creare cose che portino la gente nei negozi.
Ad esempio ieri Frida Giannini ha spiegato la svolta bohémienne di Gucci per il prossimo inverno con arditi passaggi dai decadenti anni Venti su cui soffiava un forte vento dell’Est fino agl’indulgenti anni Settanta delle groupies del rock. Il tutto condito con l’immagine di un eclettico gruppo newyorkese che si chiama The Citizenz Band e mette in scena spettacoli tra musica, politica e vaudeville. Roberto Cavalli cita Natalie Wood in West Side Story, le foto di Slim Aron, una giovane Liz Taylor a piedi nudi nel prato con la svolazzante gonna a corolla e giura che il sexy per il sexy è finito: la sua donna di oggi è innocente ma seducente.
Antonio Marras parla di due antiche bamboline comprate a Parigi (una vestita da uomo, l’altra da sposa) della pittrice Charlotte Salomon morta ad Auschwitz nel ’43 e del suo amore per Marc Chagall il cui bellissimo quadro, Nozze, viene anche evocato in passerella dallo struggente tableau vivent interpretato da una coppia di acrobati sospesi. Per quanto suggestivo tutto ciò non corrisponde pienamente a quel che s’è visto in passerella: dei bellissimi modelli in tutte le collezioni comprese quelle create da Consuelo Castiglioni per Marni, Paolo Gerani per Iceberg, Alessandro Dell’Acqua e il vero Romeo Gigli per Rebecca Brown. La lucidità della Giannini lascia quasi senza parole perché anche stavolta è riuscita a proporre una marea di modelli altamente desiderabili: dalle stupende pellicce superleggere ai meravigliosi abiti da sera con vita bassa e un inedito scialle-gioiello.
Cavalli ha creato alcuni pezzi talmente belli da far sognare: una giacca-giustacuore di maglia chiusa sulla schiena, scamiciati da sera in velo, paillette e applicazioni preziose. Marras ha creato una morbida rigidità con i suoi divini abiti a sacchetto e tutti gli accessori. Fulminante la collezione di Marni: così contemporanea nella capacità di assemblare elementi e colori d’ogni tipo pur sembrando in qualche modo minimal. Paolo Gerani si è meritato il titolo d’ingegnere della maglia con le sue elaborate creazioni tra cui un vestitino plissettato in morbidissimo mohair. Dell’Acqua ha fatto abiti-sorpresa: semplicissimi davanti e dietro con volumi elaborati ispirati dal lavoro di un couturier americano degli anni Cinquanta. Mentre Romeo Gigli, che con mano felice disegna la linea Rebecca Brown, in pochi minuti di performance ha dimostrato chi è il vero inventore del cappottino a uovo dominante su tutte le passerelle per il prossimo inverno.