La moda made in Italy è molto più articolata e aperta alle tante sfide

In una congiuntura economica globale, con ancora ampi margini d'incertezza, stimolano senz'altro ottimismo i buoni risultati ottenuti da quest'ultimo Pitti Uomo, che ha registrato - rispetto all'estate del 2010 - un aumento di compratori esteri del 7,6% e di quelli italiani del 2%.
Le condizioni di questa evoluzione positiva sono da individuare, certamente, in due fenomeni oggettivi. Una ripresa generale dei consumi e una capacità competitiva delle nostre industrie. Queste sono dinamicissime in creatività e innovazione e, soprattutto, efficienti nella capacità di risposta ai mercati. Peculiarità ben emerse con le collezioni e le idee che, si sono viste in fiera. Quanto alla prima condizione, in attesa che anche sui mercati più consolidati la ripresa si rafforzi e possa trasferirsi sui consumi finali, oggi le nostre imprese devono affidarsi, soprattutto, ai nuovi e nuovissimi mercati. Anche da questo punto di vista l'ottantesimo Pitti Uomo - con la presenza di molti buyer provenienti da tutto il mondo - ha dato fondamenta a un atteggiamento di maggiore fiducia sull'evoluzione complessiva del settore. L'ottava edizione di Pitti W, invece, in contemporanea con l'Uomo, ha confermato il suo ruolo di piattaforma strategica per il lancio di progetti specifici. In questa edizione, ha dato uno spazio speciale ai nuovi talenti della moda, provenienti dal Brasile, all'interno del progetto che la Fondazione Discovery ha presentato, assieme a Pitti Immagine e all'Osservatorio per le Arti Contemporanee dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
L'idea è quella di invitare ogni anno un Paese emergente a presentarsi di fronte a un pubblico internazionale, attento ed esigente, come quello delle nostre manifestazioni. Fermo restando che le nuove opportunità da cogliere, in questa fase, sono rivolte, soprattutto, alle aziende italiane. Queste, in maggioranza, si sono mobilitate. Soprattutto, si sono dimostrate abili nel rinnovarsi al loro interno e nel consolidare le reti di fornitori, sfruttando le possibilità che la globalizzazione ha aperto, sia nella dimensione produttiva che in quella commerciale. La moda made in Italy, oggi, è molto più articolata e aperta a nuove sfide. Ha saputo mantenere identità e leadership mondiale ma, soprattutto, ha investito sulla ricerca stilistica e sui nuovi mercati - come in Cina - dove le vendite di abbigliamento continuano a crescere a ritmi elevatissimi.
*Presidente di Pitti Immagine