"Moda, non lasceranno Milano in mutande"

Gli assessori scendono "in trincea" per difendere la città del fashion.
"Contro la concorrenza occorre fare sistema, anche con la cultura"

Q uesta volta Milano proprio non ci sta a svilirsi, a perdere punti e smalto solo perché dall'America qualcuno vuol dettare legge. Stiamo parlando della settimana della moda che andrà in scena, decurtata, dal 24 febbraio all'1 marzo, con una concentrazione delle sfilate «importanti» in soli quattro giorni. Tutto perché la direttrice di Vogue America Anna Wintour ha detto che resterà qui solo tre giorni. Questa però non è solo una questione di sfilate o di calendario. Qui ci sono in gioco la credibilità e la dignità di Milano, e del Made in Italy. «La moda è Milano e dobbiamo restare tutti uniti», ha detto qualche giorno fa il sindaco Letizia Moratti, insorgendo in difesa della città, come hanno fatto alcuni grossi nomi della moda, da Armani a Della Valle. «Non dobbiamo più reagire. Dobbiamo fare sistema» dice l'assessore alle Attività Produttive e alla Moda Giovanni Terzi, ieri alla presentazione della fashion week. «Noi, come istituzioni, abbiamo già iniziato un lavoro che tutti vedranno il prossimo settembre». Un lavoro per cui il Comune chiamerà a collaborare stilisti, operatori del settore e Camera della Moda e che come obiettivo ha la creazione di «un nuovo format per la settimana della moda. Avrà sette giorni pieni, e ogni giorno dovrà proporre eventi e appuntamenti tanto eccezionali da tenere tutti a Milano».
Ovviamente non si tratterà solo di sfilate, perché chi viene a Milano per la moda, dovrà trovare una città culturalmente viva, aperta, con decine di cose da vedere e da scoprire. In centro, ma presto anche in nuove zone come il quartiere Porta Nuova, dove - lancia un appello il presidente della Cnmi Mario Boselli - «Dovrà sorgere il Fashion Institute, perché dobbiamo investire sulla formazione e sul futuro». Intanto, continua Terzi «stiamo lavorando sui contenuti, e per migliorare l'accoglienza grazie ad accordi con alberghi, ristoranti e negozi». Milano deve comunicare bene sè stessa e le sue eccellenze, insomma. E per riuscirci bisogna allearsi, fare sistema (cosa in cui non siamo maestri, ultimo esempio la proposta di portare il design a Venezia).
Ma qualcosa si sta già muovendo. Se ora gli stilisti si schierano con Milano, lo scorso settembre la cultura si era schierata con la moda e la fashion week ha aperto musei, negozi e ristoranti fino a tardi. Era l'inizio di una nuova era. O, per dirla con l'assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory «la start up di un'impresa». Ed è proprio con il «modello impresa» che Finazzer lancia progetto per avvicinare cultura e moda e che parte dal tanto auspicato Museo della Moda. L'1 marzo inaugura Palazzo Morando Costume Moda Immagine in via Sant'Andrea: aperto a tutti, senza biglietti d'ingresso, segna la rinascita culturale del Quadrilatero. La cultura in passato ha avuto uno sguardo ideologico e superficiale verso la moda perché non ne sopportava la dimensione commerciale. «Un grave errore- spiega l'assessore -. Ora serve un piano di rilancio con una strategia da 3 a 5 anni che si muove in due direzioni: sostegno culturale ai nostri stilisti all'estero, e fare del Quadrilatero un luogo di cultura».
E se per la rivoluzione dovremo aspettare settembre, già per questa fashion week - in cui qualcuno come Luisa Beccaria ha scelto di sfilare in luoghi «colti» come la biblioteca Braidense - gli appuntamenti culturali sono tanti. Per il cinema (dal 23 al 28 febbraio, allo Gnomo) una rassegna sulla donna con film come «Tutto su mia madre» ed «Erin Brockovic». Per l'arte contemporanea, grazie a Louis Vuitton, con l'opera «House of Shades» di Sudarshan Shetty (il 24 febbraio, galleria Vittorio Emanuele). Per il costume, con diverse mostre a Palazzo Morando. Per l'arte, con le mostre su Gillo Dorfles e su Egon Schiele, a Palazzo Reale. Per il teatro con «Marylin' bedroom» (il 2 marzo al Museo Bagatti Valsecchi).

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