La moda al verde per colpa delle domeniche ecologiche

No, proprio non ci voleva. La moda incassa una doppia sconfitta: prima quella di un calendario ristretto e sovraffollato nei tre giorni del weekend dal 26 al 28 febbraio - non ringrazieremo mai abbastanza la signora Wintour direttore di Vogue America per aver chiesto questo «sacrificio» ai nostri stilisti ottenendo in un colpo solo di fare i propri comodi e di indebolire la fashion week italiana - e poi il blocco del traffico la domenica 28 che rischia di penalizzare quelli che sfilano quel giorno ma anche tutti coloro che dalla moda traggono benefici. «Questo fermo è inopportuno: la moda è importante, non bisogna metterla in difficoltà. E parla uno che comunque sfila in centro e che perciò non dovrebbe avere grossi problemi anche perché i nostri compratori e ospiti si muovono in taxi», sostiene lo stilista Ermanno Scervino. «Se il sindaco Moratti tiene alla moda, come ha dichiarato, deve evitare di metterla in difficoltà», aggiunge. Dopo le reazioni entusiaste seguite all'idea di far sfilare la collezione uomo, lo scorso gennaio, per le vie della città, Galleria Vittorio Emanuele compresa, Angela Missoni ha pensato di aprire a più persone il chiostro dell'Università Statale dove per la seconda volta organizza il défilé della linea donna. «Ma visto il blocco del traffico quanti saranno quelli che ho invitato, dipendenti e no, che verranno in città. E noi che stiamo a Sumirago come ci muoveremo?», dice con vivo disappunto la Missoni che vede vanificato lo sforzo di aprire le porte della moda alla gente. «Sarebbe stato opportuno spostare questa iniziativa di una settimana. Non si è fatto per la Bit, che pure è a Rho, e non lo si deve fare per la moda. Cambiare idea, anche all'ultimo momento, è virtù dei forti, considerando pure che in queste giornate la moda non coinvolge soltanto chi va alle sfilate. Ci sono i saloni, le manifestazioni collaterali, le presentazioni negli showroom». Insomma un grande movimento aggravato dalla situazione non facile del calendario che anche questa volta, data la sovrapposizione e i tempi stretti fra una sfilata e l'altra, necessita di una maggiore rapidità di spostamenti per truccatori, parrucchieri, stilisti e addetti ai lavori. «Chiediamo un ripensamento per metterci in condizioni di fare il nostro mestiere: ci vuole rispetto per il lavoro e per l'importanza che questa settimana ha per la nostra economia», aggiunge la stilista. «Rispetto il senso che ha il blocco del traffico e posso anche condividere la necessità di tutelare la salute dei cittadini, ma non ci possiamo permettere, con i grandi problemi che abbiamo in questo periodo, di aggiungere un ulteriore elemento di confusione e di disturbo: si rischiano conseguenze gravi», dichiara Paolo Gerani, designer della linea Iceberg, chiedendo di far prevalere il buonsenso per non vanificare con scelte discutibili i grandi investimenti che stilisti e aziende fanno per questa settimana dove si giocano mesi di lavoro. Dalla maison Malo si dicono stupiti. «Abbiamo scelto proprio la domenica perché di solito l'assenza di traffico normale rende la giornata più scorrevole e quindi, per una collezione che propone cachemire, il nostro Sunday brunch doveva essere il massimo del relax. Ma se ci sottraggono quel traffico necessario alle persone che debbono venire in via Archimede, siamo rovinati», dice un portavoce dell'azienda che aprirà le porte dalle dieci alle diciannove per accogliere stampa e compratori. Tanti viaggiano in taxi, tanti altri, invece, si muovono con le loro forze: questo provvedimento creerà dei disagi. «Sembra una barzelletta: speriamo che il servizio pubblico e l'uso di macchine ecocompatibili possano aiutarci». Basterà veder accogliere le richieste di deroga che il Comune di Milano promette per togliere a coloro che lavorano nel fashion business l’amara sensazione di essere rimasti a piedi, in tutti i sensi?