Le modelle della porta accanto «Noi, icone della taglia 48»

Marco Lombardo

da Milano

«Piacere Monica, taglia 48. Instabile». La ragazza ti guarda e sorride e se non fosse lì con altre tredici stupende oversize a provare una sfilata penseresti che forse ti prende un po’ in giro. «È il mio problema: quando racconto che faccio la modella professionista nessuno ci crede. O magari crede qualcos’altro...». Monica è di Monza, taglia 48 davvero e sta provando in passerella per Elena Mirò, il marchio che stamattina chiude - «in fondo a destra» - la settimana della Moda Donna a Milano, perché per ora a metterli al centro del programma non se ne parla: «Un po’ di noi si vergognano - scherzano ma non troppo al quartier generale della Miroglio -. Eppure quando parte la prima modella di solito scrosciano gli applausi..». Perché loro sono Alessia, Miriam, più le altre che arrivano da New York e Los Angeles apposta per dimostrare che esiste un’altra moda possibile. Taglie dal 46 in su per la precisione, taglie normali insomma, un po’ instabili come Monica, grandi occhi, grande portamento e - ci scuserà, ma siamo uomini - un seno che è difficile evitare con gli occhi: «E pensare che quando ero adolescente mi facevo un sacco di menate». Invece, dopo un’università a tempo perso e un impegno nel settore alberghiero per doveri familiari, Monica ha visto l’annuncio di un casting in pieno centro a Milano, il titolo era «Ciao magre», inequivocabile: aveva già 29 anni, sei anni dopo fa ancora la modella. «Abbiamo dovuto aprire un’agenzia per nostro conto - raccontano ancora quelli di Elena Mirò - perché in quelle tradizionali non c’era possibilità di trovare ragazze per i nostri vestiti. Quel giorno abbiamo fermato una via dello shopping, c’erano i vigili che volevano mandarci via. Ma le ragazze arrivavano a decine, alla fine abbiamo scelto».
Ecco quindi Monica, ma non solo. Monica che ti sorride ancora, probabilmente sorride alla vita perché dopo anni ha imparato ad accettarsi, ha capito che le curve a porter sono un’arma di seduzione in più rispetto allo sguardo perennemente incazzato delle colleghe taglia meno 40 delle passerelle più note. Lei, infatti, e le altre pure, ridono, scherzano, mangiano (già!) tra una prova e l’altra per la sfilata di un’azienda che - contando i diversi marchi - conterà quest’anno un bilancio consolidato di oltre 900 milioni di euro e che è la sesta per fatturato tra tutte le case di moda italiane. E davanti ce ne sono un paio che fanno solamente occhiali: «Noi facciamo taglie morbide, cioè quelle delle donne normali. Noi lavoriamo in team, abbiamo stilisti e modellisti che fanno gruppo, sanno qual è l’idea dell’azienda, lavorano sul conformato aggiustando, misurando, ricucendo. E il 70 per cento di quello che portiamo in passerella finisce poi nei nostri negozi. Noi siamo felici se la moda italiana funziona grazie a nomi più noti del nostro, perché così possiamo sfruttare il traino di uno stile che non esiste in nessuna altra parte del mondo. Certo, poi chi fa un abito modello 38 forse non sarebbe capace di adattarlo a dieci taglie di più...».
Intanto le sarte cuciono, adattano e riprovano su Monica e le altre, perché «domani sarò emozionata come sempre e mi tremeranno gli angoli della bocca...». Si riparte, tutte in fila ancheggiando orgogliosamente e, ragazzi, c’è da perdere la testa. Monica torna dopo aver provato il gran finale e si racconta ancora un po’: «La mia storia è quella di una ricerca continua dei lati positivi. Io sono cresciuta nella generazione delle Kate Moss per intenderci, sa quant’è stato difficile? E invece adesso ho capito che ognuna di noi ha un valore anche estetico, basta saperlo tirare fuori e questo lavoro aiuta tanto. Io un esempio per le ragazze d’oggi? Certo, le capisco, ero come loro. Eppure...». Eppure le colleghe di Monica scherzano e ballano, un paio sono diventate «morbide» dopo la maternità, altre sono giovani - età media 23 anni - e felici, glielo si legge negli occhi. Monica insomma è un po’ la chioccia del gruppo e ammicca: «Non siamo ragazze facili, sa. Nella taglia intendo...». Infatti le macchine per cucire vanno a tutto vapore ma è più bello così, è più bello se oggi alla sfilata cadrà uno spillo senza che scoppi una crisi isterica. Monica e le altre saranno tutte in fila, con i loro abiti, con le loro curve, con le loro vite e il loro giro vita. E andrà tutto bene, perché hanno provato tanto, da professioniste vere, girando attorno a quel vassoio di brioche che campeggiava nella sala. Chissà come mai alla fine era vuoto.